Anatoci(ni)smo bancario

di Alessandro Rinnaudo (*)

Non c’è peggiore violenza verso una persona, peggiore privazione, quanto il vilipendio della dignità. Ogni giorno abbiamo tanti squallidi esempi, che osserviamo per lo più con distacco fino a quando non ne veniamo coinvolti direttamente. Ho avuto la sfortuna di abbattermi in una “disavventura bancaria”,  niente di pesante o grave per fortuna, risolta in pochi minuti,  ma con un prezzo altissimo (a parte il bonifico fatto): un’umiliazione pesantissima da subire. E’ doverosa un’opportuna premessa: non generalizzare. Il sistema bancario ha tra le proprie fila ottimi professionisti, lavoratori straordinari; un sistema però che  a volte ha delle pesanti eccezioni che “non confermano” la regola. Ritornando alla mia “disavventura”, Vi risparmio i dettagli operativi, quanto più il comportamento di un’impiegata (una bancaria) che, in barba alla privacy, ha dispensato a me, trattandomi dall’ultimo degli ultimi, approfittando del piccolo “spazio di potere” contrassegnato dal suo sgabello ed dal pc, una postazione in “prima battuta” davanti alle porte di ingresso. Atteggiamento ostile, sprezzante, un trattamento che non temo di definire razzista e classista, una mancanza assoluta non solo di voler capire il problema. Confesso: mi ha umiliato, mi sono sentito l’ultimo. In quei momenti mi sono immedesimato nel poveretto, con seri problemi “bancari” , li davanti alla cerbera dal “colletto bianco”, inerme, solo, trattato da pezzente. “La mia banca è diversa”, recita lo slogan di una simpatica pubblicità di un Istituto Bancario, io lo spero, anzi ne sono convinto. Anche la mia banca era diversa, aperta al dialogo ma soprattutto alle soluzioni,  senza perdere mai di vista il rispetto verso la dignità umana. Degenerando con l’amarezza, il pensiero va alle vittime del sistema bancario, non solo dell’anatocismo bancario, ma di qualcosa di peggio, l’anatomoci(ni)smo bancario, dal quale magari ne uscito perdendo la vita o per malore o per propria scelta con un gesto insensato…Giudicato sommariamente, solo,  senza spiegazioni , senza supporto, con lo sprezzante sguardo del disgusto verso chi ha un problema, atto a vilipendere magari l’unica ricchezza la dignità. Ho un magone che non riesce a passare, non tanto perché il fatto è accaduto a me, normale cittadino, ma quanto per essermi immedesimato negli ultimi della società. Da una parte non fa male, volare bassissimo, dall’altro fa male, troppo. Quanto accaduto mi ha persuaso a cambiare banca, non potrei mai varcare di nuovo la soglia di quel luogo, senza riprovare il freddo ed il magone di quell’umiliazione. L’umanità non si compra, la dignità è un valore assoluto, non c’è sconfino verso il basso, non si può tollerare.
(*) Direttore di Giustizia Giusta

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