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Grasso, un'altra topica: statalizzare la legittima difesa

Non è bastata la topica della “speranza” che ad assassinare Falcone ci siano stati altri che la mafia. Ora, Grasso, che avrebbe, quale Presidente del Senato che presto dovrà esaminare (e “correggere”, anche secondo Renzi il testo approvato dalla Camera) il preciso dovere di non pronunziarsi in fatto di legittima difesa, ha sentenziato che il compito di garantire la sicurezza è dello Stato. Verità assolutamente incontestabile, tanto che si può dire che lo Stato nasce per garantire la sicurezza del popolo. Ma Grasso lo dice in polemica con quanti ritengono di doversi preparare ed attrezzare a difendersi da sé di fronte ad attacchi della violenza criminale alle loro vite, la loro incolumità, i loro beni, le loro famiglie. Esigenze che nessuno Stato, per quanto abbia bene concepito, organizzato e diretto la sicurezza pubblica, è mai riuscito ad eliminare rendendole superflue.

In una trasmissione televisiva in cui era stata rappresentata la crescente preoccupazione dei cittadini per la propria difesa, espressa tra l’altro attrezzandosi con l’acquisto di armi, Grasso se ne era uscito con una frase che, con tutto il rispetto per la Seconda Carica dello Stato, faccio fatica a non definire cretina.

“La sicurezza è compito dello Stato”.

Il gioielliere che si vede puntare la pistola o il coltello del rapinatore, il pensionato che si accorge, di notte (ma anche di giorno) che in casa sua è entrato un ladro, la donna aggredita da uno stupratore, secondo Grasso dovrebbero reagire dicendo: “Scusi, ma lo sa lei che la mia sicurezza è compito dello Stato? Ripassi quando ci sarà lo Stato!”.

Se per Grasso quella sua sentenziosa frase è una risposta sensata al crescente (e giustificato) allarme dei cittadini per quel che sentono e vedono accadere in giro per l’Italia, allora l’art. 52 del codice penale dovrebbe essere addirittura abolito.

Pannella, che probabilmente ignorava cosa dicesse l’art. 52, propose, anzi impose, ma solo come precetto della teologia morale radicale, il ripudio della violenza anche per legittima (che però così sarebbe diventata illegittima!) difesa. Ma lo fece quando decise di disfarsi del Partito Radicale e di far voto di castità elettorale…

Ma c’è dell’altro. Grasso ci assicura che lo Stato “ha le carte in regola per garantire ai cittadini la sicurezza”. Che diavolo vuol dire una frase del genere? Le carte in regola!? La sicurezza (e per di più in ogni luogo ed in ogni momento) non si assicura a nessuno con le carte. Siano, o meno, in regola.

Vuol dire che lo Stato, diversamente dai cittadini rapinati, aggrediti, violentati, “ha il diritto” di esercitare quella difesa, senza il rischio di finire lui in galera? Troppo ovvio, direte, ma con gli Ingroia ed i Di Matteo che circolano anche lo Stato rischia di finire sotto processo (dico sul serio).

Oppure Grasso vuol dire che lo Stato, checché ne dicano certi suoi colleghi magistrati, non è quel mafioso, quel malvivente di cui è meglio non fidarsi?

E’ pensabile che Grasso non ritenga necessario prendere così le distanze da certi colleghi palermitani…Ma non sarebbe inutile. Ed anche farlo parlando, almeno, un po’ più chiaramente.

      Mauro Mellini

26.05.2017

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