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Partito dei Magistrati: esempio di legalità

Nella mia solita scorsa ai comunicati via internet di Agenzie e di Giornali vedo un’”ANSA” che annunzia che le minoranze del P.D. non entreranno in Segreteria. Sai che me ne può importare! Ma c’è una foto con due facce. Quella da Cappuccetto Rosso smarrito nel bosco, di Orlando e quella da abate feudatario, di Emiliano. Così mi ricordo che ci doveva essere in corso un procedimento disciplinare avanti all’apposita sezione del C.S.M. per la sua dichiarata ed ostentata appartenenza ad un partito.
Di fronte a quel procedimento, del quale, in verità poco o nulla so, sapendone quanto basta a prevederne il ridicolo, Emiliano, nel corso della sua “campagna” per la Segreteria del P.D. rispose con una alzata di spalle, addirittura rinfacciando ad Orlando, che, benché non sembri proprio, è ministro della Giustizia, di essere lui “incompatibile…”. Un senso del diritto che fa venire i brividi, pensando che Emiliano ha fatto e intende, a tempo perso ed a carriera politico-amministrativa completamente persa, tornare a fare il magistrato.
Non è una mia gran scoperta se, di fronte a ciò, affermo che i magistrati, arcigni censori della classe politica, che ostentano le teste impagliate degli uomini politici, da loro “fatti fuori” in quasi un quarto di secolo, come trofei di caccia, di fronte alle esorbitanze più sfacciate dei loro colleghi, anche nel fatto stesso di far politica, sanno essere “comprensivi”, tra l’altro “moderando” l’andamento dei loro benevoli procedimenti disciplinari persino per lo scrupolo di non turbare le “primarie”!
Ma hanno anche l’arte, che è arte antica per giudici e politici, di guardare da un’altra parte. Quella che hanno contestato e contestano alla classe politica, di avere nella Prima Repubblica ed oltre, messo in atto, ad esempio, nei confronti della mafia.

Ma quel che accade, ad esempio nell’Antimafia, annessa e connessa, se non identificata nel “terzo livello” e nel sobbollire della scheggia impazzita del P.d.M., connessa, a sua volta, a quel certo ambientino palermitano, e non solo, è cosa che non attrae ma, si direbbe, respinge gli sguardi del C.S.M., (non dico, poi del ministro Orlando contitolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati con la Procura Generale della Cassazione).
Sceneggiate andate a recitare in giro per l’Italia (con abuso del servizio di scorta e spese di danaro pubblico), intimazioni al Presidente della Repubblica, palese lavorio per la creazione di un partito (già, se si tollera che i magistrati vi siano iscritti…), tempo sottratto al lavoro (da chi afferma di volerlo raddoppiare!!!), creazione di vere e proprie tifoserie organizzate e scatenate anche per interferire nel risultato dei concorsi. Tutto questo non merita un’occhiata del cosiddetto potere disciplinare sui magistrati e sulla loro “compatibilità ambientale”? Per non parlare di altre Città. Ché non c’è solo Palermo.
La foto di Emiliano ed Orlando è una specie di sintesi di questa situazione. Nessuno dei due è capace di assumere un’espressione beffarda che sarebbe d’obbligo. Ma la beffa è evidente.
Libertà! Libertà! Quanti crimini in tuo nome. Legalità! Legalità, quanti illeciti e quante beffe in tuo nome! Non aspettiamo che ci portino alla ghigliottina per alzare questo grido.

Mauro Mellini
31.05.2017

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