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"Sbarramento": cinismo e ingratitudine

(E conferma che si fa la legge in base ai sondaggi)

Primo punto dell’accordo “a tre” sulla legge elettorale è la decisione di “far fuori i minori”.
Uno “sbarramento” non è in sé una così grande offesa alla democrazia. Anche se le deroghe, che non mancheranno, per i partiti delle minoranze etniche pongono in evidenza la patente ingiustizia di creare una odiosa discriminazione tra minoranze cui garantire la rappresentanza (quelle etniche) e minoranze ideologiche, politiche, religiose cui, invece, si ritiene di doverla negare.
Ma la più grave e palese discriminazione è quella che si fa nongià a minoranze politiche, in base a futuri, eventuali risultati del voto ad esse attribuiti nelle tornate elettorali dagli elettori, ma secondo quanto emerge dalle previsioni di voto secondo gli ultimi sondaggi, per le prossime elezioni. Per quelle del 2023 (beato, si fa per dire, chi ci sarà) è “ovvio” che si farà un’altra legge (secondo le previsioni di allora).
I “tre grandi”, con una matita rossa e blu in una mano e le previsioni di voto nell’altra, hanno decretato: “Fuori questo…Fuori questo…fuori quest’altro”.
Inutile dirlo: con cinismo ed ingratitudine.
Cinismo e ingratitudine, ed una dose superlativa di ipocrisia, l’ha sfoderato Renzi con una dichiarazione al riguardo: gli dispiace molto dover far fuori questo o quello, “ma l’Italia impone” questo ingrato compito.
Il Governo Renzi, ed ora quello Gentiloni, sempre del suo partito, sono vissuti e vivono del supporto dei “gruppetti”, “dei designati esclusi”, transfughi dal partito di Berlusconi.
Ben gli sta, si sarebbe portati a dire. Ma sarebbe quasi peggio del cinismo e dell’ingratitudine del capo del Partito Monocratico.

Un discorso diverso, ma non troppo, è quello da farsi per Berlusconi. Lo sbarramento gli dà la soddisfazione di veder fatti fuori, anzitutto, i “traditori” del suo partito. Cinico, ma, si sa, la vendetta è un piatto che va consumato freddo. E quelli cui piace sono sempre molti.
Ma, oltre che cattivello e vendicativo, il Cavaliere ha sfoderato anche lui la sua dose di cinismo e di ingratitudine. Secondo le previsioni dei sondaggi, ad esser fatto fuori c’è il partito della Meloni, “Fratelli d’Italia”. Che non gli ha mai voltato le spalle. Semmai le ha voltate al vecchio leader, Fini, a far fuori il quale ci hanno pensato parenti-serpenti e magistrati.
Berlusconi ha consentito alla sua “cancellazione” (tale almeno in base ai sondaggi ed alle conseguenti probabilità) senza batter ciglio. Né sembra che possa permettersi qualche “prestito” di voti per garantire alla fedele alleata di superare lo sbarramento.
Vorrei essere “qualcuno”, avere autorità, ascendente e mezzi per promuovere un patto tra gli esclusi, tutti, di Destra e di Sinistra, un espediente per presentare, che so, un’unica lista, conducendo assieme una campagna elettorale in nome della lotta alle “esclusioni” decretate alla vigilia del voto. Certo, un pasticcio, sul quale i “padroni” del primo turno avrebbero buon giuoco a denunziarne la strumentalità. Strumentalità, certo. Ma strumento di resistenza e di lotta all’abuso delle leggi elettorali varate alla vigilia del voto. Combinate su misura per gli interessi del momento di chi le combina.
Ma io non sono nessuno. E, se a qualcuno un’idea del genere sembrerà vergognosa, orribile, etc. etc. non si preoccupi. In fondo anche se non fossi nessuno non riuscirei a mandarla in porto.

Mauro Mellini
01.06.2017

 

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