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Simpatia, apprezzamento, libertà, liberalismo

L’articolo di ieri, 27 dicembre, sulla relazione della Commissione Antimafia, (di cui ora ho avuto il testo completo) sui rapporti (in realtà sulle presunzioni di rapporti) tra Massoneria e Mafia non è uno dei miei scritti migliori. Sulle 160 e passa pagine c’è ben altro da tirar fuori, non solo su pregiudizi e storture mentali, ma, soprattutto, su quella che sembra una inestinguibile sete di demonizzazione, sul bisogno di avere sempre dei “nemici”, delle teste di legno cui addebitare ogni sciagura reale o immaginaria. Credo che, una volta affrontato il poco piacevole compito di leggermi quel malloppo, tornerò ad occuparmene. E, purtroppo, ho ragione di credere che l’argomento non avrà perso attualità né susciterà considerazioni meno allarmanti.
Vorrei invece commentare accanto alla maggioranza che è di consenso, qualche commento pubblicato su facebook o trasmessomi privatamente: “A me la Massoneria non piace…”. “I Massoni non mi sono simpatici”.
Spero che quanti hanno espresso tale commento non siano mossi o non siano mossi essenzialmente da una polemica con il contrario atteggiamento…: “A me i Massoni, la Massoneria, sono simpatici”. Che ritengano implicito in quanto vado scrivendo.
Sento il bisogno di dir questo perché in tutta la mia vita ho detto, ho scritto, ho fatto, ho esercitato la mia professione e mi sono lanciato in campi nei quali non posso dire di sapermi muovere troppo bene senza mai lasciare andare troppo a far distinzioni di simpatia o meno.
Difendere gli amici è un dovere e, talvolta, un piacere. Difendere le loro ragioni, i loro diritti, le loro identità, i loro meriti. Molto meno è bello ed apprezzabile difenderli solo perché sono amici, anche quando sbagliano e ne combinano grosse.

Difendere chi ci è antipatico, chi disprezziamo, chi si rende responsabile di malefatte, quando non è un dovere, ma un’abitudine, non è cosa apprezzabile e può essere una grave colpa.
Ma l’importante è saper distinguere tra difesa dell’amico o del nemico, del galantuomo, dell’antipatico, di colui che sbaglia, delle virtù e degli errori e, invece difendere la libertà di amici e nemici, libertà di ciò che è e deve restare libero per gli uni e per gli altri.
Nella mia vita ho commesso errori di valutazione di persone, scelte sbagliate, ho assunto difese e corresponsabilità sbagliate. Ma posso dire di avere sempre ritenuto di poter sorvolare sulle simpatie e antipatie personali nel prendere le difese, e spesso la difesa professionale di persone, gruppi, comportamenti fatti oggetto di attacchi alla loro libertà di espressione, di esistenza, di propaganda.
Ho nella mia vita professionale e politica difeso obiettori di coscienza, benché convinto che reagire col ferro e col fuoco all’aggressione ed alla violenza sia non solo lecito ma doveroso (la professione di non violenza assoluta, anche per difesa della propria e della altrui vita, che ad un certo punto Pannella inserì nel preambolo dello Statuto del Partito Radicale fu una delle sue più grosse e disinvolte sciocchezze, cui, del resto, non diede, poi, alla prima occasione il minimo valore).
Ho difeso credenti, cristiani e non, essendo ateo, comunisti essendo nemico del loro gretto e criminale totalitarismo. Ho difeso fascisti quando la necessaria repressione di quel buffonesco e criminale regime è divenuta pretestuosa persecuzione di persone.
Non sono Massone e non sono capace di apprezzare essenza e valore esoterici e di concepirne i riti. Ho difeso e credo che, finché ne avrò la possibilità, dovrò difendere la Massoneria ed i Massoni da intolleranze, e persecuzioni e pregiudizi.
E credo che qui ed in questo momento, se c’è da preoccuparsi della negazione della libertà di qualcuno e del pregiudizio nei confronti di qualcuno, ciò riguardi anche e soprattutto Massoni e Massoneria perché, in fondo è contro di loro che si scatena così il pregiudizio e la persecuzione delle stesse idee liberali e delle libere istituzioni e della loro storia cui, a torto o a ragione, la questione Massoneria si ritiene commessa proprio da coloro che della persecuzione nutrono la loro subcultura.
Conosco, ho conosciuto e ne sono amico alcuni Massoni dei quali ho ed ho avuto la più grande stima e per i quali ho viva simpatia.
Oltre che delle baggianate di Rosy Bindi ed oltre al ricordo dei racconti delle rivelazioni di Léo Taxil che sentivo fare da un prete Salesiano insegnante di religione quando frequentavo le prime classi dell’allora Ginnasio, ho sempre sentito e sento anch’io parlare di “mene massoniche”.
Non ne ho mai potuto constatare la verità.
Non posso escludere che per praticare il malaffare taluno si sia avvalso e si avvalga di rapporti, coperture e camuffamenti massonici. Come molti si sono avvalsi e si avvalgono di qualifiche, legami, coperture pretesti ed ideali religiosi, cristiani e cattolici. Fatti che, invece ho potuto constatare e che sono di ben più ampia dimensione e gravità. Ma tutto questo c’entra ben poco con la battaglia di libertà contro la moda antimassonica.
Ritengo che queste mie considerazioni e dichiarazioni siano dovute all’amicizia di molti che cerco di coinvolgere in queste mie ultime battaglie. E ringrazio quanti avranno voluto farvi attenzione.


Mauro Mellini
28.12.2017

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