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Omaggio a Corrado Carnevale

Se c’è un Uomo cui l’attribuzione di essere il simbolo di un momento della storia recente del nostro Paese non è né esagerata, né impropria o poco calzante, questo è Corrado Carnevale.

Corrado Carnevale è certamente l’Uomo simbolo, l’unico di cui può ipotizzarsi tale qualifica senza piaggeria e con la convinzione che con ciò ci possiamo risparmiare molte parole, ragionamenti complessi, aggiustamenti di concetti e di riferimenti per dare del Diritto e della Giustizia la versione corrispondente al “dover essere”, il contrario delle sue quotidiane mistificazioni, la linea retta dalla quale, oramai abitualmente ed in una pressochè generale indifferenza e rassegnazione, si discostano le deviazioni più assurde e pericolose.

Al contempo Carnevale è un pezzo di storia, la chiave di una fase della storia, fase triste e deprimente: la storia di un assalto pianificato, di una persecuzione selvaggia e stupida della giustizia giusta da parte di una canea di ignoranti, sapienti solo dell’arte dell’eversione. Purtroppo, purtroppo per lui e per tutti noi, la sua scelta come obiettivo da colpire nella “fase preliminare” del golpe giudiziario, contro le libere istituzioni e lo Stato di diritto dello scorcio del Secolo XX, fu, dal punto di vista dell’arte dell’eversione, della guerra civile, un capolavoro di efficienza e di perfidia.

I golpisti in toga hanno applicato contro di lui la regola prima di ogni golpe militare di tipo Sud-Americano o d’altra collocazione geografica. Dopo un “tanquerazo” esibizione dei muscoli dell’apparato golpista con movimenti di carri armati atti a creare inquietudine, timori, anticipate propensioni alla resa, c’è la giornata del “golpe all’interno delle caserme”, in cui si “fanno fuori” i recalcitranti, i fedeli alla Costituzione, Generali o soldati che siano. Il giorno dopo i golpisti occupano i palazzi del Governo, il Parlamento, la televisione etc.

La persecuzione di Carnevale è stata tipica, atroce nella sua malignità e nella sua assurdità. In sostanza l’accusa nei confronti di quello che è stato, in base ai risultati di tutti i concorsi cui ha partecipato (finché ve ne sono stati degni di questo nome) il miglior magistrato che abbia avuto il nostro Paese, è stato di essere troppo bravo, troppo diligente, troppo esigente.

Conosce ed applica troppo il diritto, ha una capacità eccezionale di interpetrare le leggi e di valersene.

Gli strateghi del golpe hanno saputo sfruttare tutta la gran provvista di invidia che un Personaggio simile ha cumulato nel suo ambiente. E l’insofferenza verso di lui dei somari e dei fannulloni, costretti a studiare a fondo i fascicoli e ad informarsi delle questioni di diritto in discussioni, impediti dai suoi opportuni richiami, di “sorvolare”, di valersi di approssimazioni, di parlare (e scrivere) per sentito dire.

Fu accusato di fare della Corte di Cassazione un mattatoio di sentenze “per il solo fatto” che fossero delle baggianate. Di “disfare il lavoro di tanti colleghi” in prima linea per la lotta etc. etc.

Colpevole di prendere sul serio il diritto e la giustizia.

Io ricordo, che ebbi occasione ed obbligo di testimoniarlo a Palermo, al processo a carico di Giulio Andreotti, che questi, in una conversazione nel corso di una sospensione dei lavori d’Aula, a Montecitorio mi aveva detto: “Questo benedett’uomo di Carnevale va a rilevare qualsiasi errore nella applicazione delle leggi e così ci obbliga etc. etc.”. Paradossalmente quella era una testimonianza a discarico di Andretti (Quanto potevo e dovevo aggiungere delle mie reazioni fu considerato “superfluo”).

Così la classe politica si univa nella insofferenza e nel dileggio dell’Uomo e di quanto esso rappresentava, alla perfidia di quelli che si apprestavano a rovesciarla ed a rovesciare le libere istituzioni.

Abbiamo un po’ tutti la colpa di non ricordare abbastanza Corrado Carnevale e la sua storia.

Molti dei nostri Amici più giovani ne ignorano addirittura il nome.

Io mi debbo rimproverare il fatto che, ricordandoLo benissimo ed avendo capito fin da allora che cosa abbia rappresentato la sua figura e la sua persecuzione, finisco, per parlare e cercare di non far dimenticare o falsamente interpetrare gli eventi di quegli e di questi anni, per valermi di altri esempi e di altre argomentazioni. Basterebbe ricordare la sua vicenda.

Non dimentichiamo Carnevale.

Finiranno col privarci della conoscenza di un pezzo della nostra storia. Un pezzo doloroso ed ammonitore. Ma anche di una chiave per capire il presente.

Per avere una misura adeguata del degrado che la magistratura, dominata dal “Partito dei Magistrati”, ha raggiunto, basta infatti paragonare anche i migliori, i meno peggio di oggi con Corrado Carnevale.

A lui il nostro augurio, le espressioni della nostra riconoscenza. Anche per quel po’ di speranza che le figure ed i momenti positivi della storia, quale che ne sia stata la sorte, ci consentono di nutrire senza perderci nell’utopia.

          Mauro Mellini

15.01.2018

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