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Nodi al pettine

Il Partito dei Magistrati ha conquistato la Cassazione

Nel corso di una lunga telefonata, Patrizio Rovelli mi ha espresso ieri tutta la sua angoscia per la constatazione, oramai indiscutibile, del basso livello cui si è ridotta la Corte di Cassazione e, soprattutto, le Sezioni Riunite che dovrebbero avere il compito di assicurare l’uniformità, uniformità ovviamente nella perfezione, della giurisprudenza e che, invece sembrano preoccupate essenzialmente di “semplificare” i procedimenti, cioè di renderli più o meno delle caricature del dibattito sull’applicazione dei fondamentali principi del diritto di cui dovrebbero essere la sede naturale e degna. E, mi dice Patrizio, che oramai è meglio abolire le Sezioni Unite, che reprimono quel po’ di vitalità e di culto del diritto che quà e là sopravvive nel nostro sistema giudiziario. La constatazione di Patrizio, purtroppo, non è affatto infondata. Direi, anzi, che è più “tecnica” che “storica”. Perché è la storia del degrado della funzione giudiziaria penale e civile che ha condotto inevitabilmente a tutto ciò. Le prime espressioni della tendenza tra i magistrati all’eversione giudiziaria (“La via giudiziaria al socialismo”, “L‘uso alternativo della giustizia” etc. etc.) quelle che facevano capo a “Magistratura Democratica” ed alla parte di essa più vicina al “Movimento”, furono caratterizzate da una spiccata insofferenza per la funzione stessa della Corte di Cassazione. E, magari, si trattava di insofferenza per la disciplina giuridica, quanto non la scarsa dimestichezza con quella. La “rivoluzione giudiziaria”, il manipulitismo, e, poi, man mano, il “pangiurisdizionalismo” e lo “Stato della giurisdizione” contrapposto allo Stato di diritto e dei diritti, furono dovuti ai magistrati delle Procure, ai giudici di merito. Fino ad invertire il rapporto tra questi e i giudici di legittimità, cioè la Cassazione. Man mano che la rivoluzione, l’eversione giudiziaria si imponevano nel Paese, conquistando il plauso della stampa ed assicurandosi il timore vigliacchetto della classe politica, furono di fatto le Procure ed i giudici di merito meno acculturati ad imporre alla Corte di Cassazione “l’uniformità dell’interpetrazione di lotta”, la legittimazione indecente dei metodi vergognosi del pentitismo, delle intercettazioni ingiustificate etc. Basterebbe ricordare la storia di uno dei più tipici strumenti dell’assurdo giuridico: l’istituzione giudiziaria del reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”. Una sentenza della Cassazione osò definirlo illecito, impossibile. Procure e G.I.P. si affrettarono a cambiare in “associazione 416 bis” pura e semplice tutte le imputazioni di “concorso esterno”. La Cassazione, poi anche a Sezioni Riunite, si adeguò al volere delle Procure e “sanzionò” la mostruosità del “concorso esterno”. Mettendoci del suo, come, in altra occasione non mancherò di dimostrare. La Cassazione, pur rimanendo emarginata dal movimento eversivo mediatico-giudiziario, si fece in dovere di partecipare al komeinismo Antimafia dando il suo placet alla giustizia all’ingrosso, al pentitismo, alle depredazioni rovinose delle misure di prevenzione. Ed al terrorismo in danno di ogni critica di metodi e crimini dell’Antimafia mafiosa. E, mentre le Procure andarono tessendo poco commendevoli legami politici con le tifoserie di un estremismo più o meno apertamente eversivo, con l’asservimento della stampa locale, la Corte di Cassazione, da una parte si faceva portavoce delle “esigenze legislative” della “giustizia di lotta” e dell’altra andava erodendone con la sua giurisprudenza i principi basilari di ogni garanzia giudiziaria e non. Applaudita dai “giornaloni”. Lo “Stato della giurisdizione” ha fatto grossi passi in avanti ad opera della Cassazione (basti pensare alla “scoperta” del concetto di “abuso del diritto”). Ed al lavorio agli “inciuci” con più o meno coscienti governanti, con leggi e leggine “ad personam” (cioè “ad presidentem” e simili). Del resto oramai il sistema del “todos caballeros”, dell’automatismo delle carriere, la sorniona adesione alla persecuzione di Corrado Carnevale, il sospetto e l’isolamento di ogni magistrato un po’ troppo propenso al culto del diritto, sta dando i suoi frutti velenosi. I nodi arrivano al pettine. Anziché assicurare l’uniformità della interpetrazione delle leggi la Corte assicura l’uniformità dello scadimento del diritto. E’ diventata anch’essa organismo essenziale della Magistratura-Partito. Mauro Mellini 26.01.2018

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