Editoriale
Fini, il liberalismo può attendere di Alessio Di Carlo Non è che ci si aspettasse chissà cosa dal discorso domenicale di Fini, ma almeno un po' di chiarezza sulla natura della creatura messa in piedi da questo navigato istrione della politica italiana, questo almeno sì. Del Presidente della Camera, infatti, si riesce a comprendere sempre assai bene cosa non sia (più) ma mai con altrettanta chiarezza cosa sia diventato. Leggi tutto
Processo breve, il Cavaliere spariglia di Remo Urbino per Il Velino "Care amiche e cari amici Promotori della libertà, ci lasciamo alle spalle un’estate riempita di chiacchiere inutili, stravaganti, deprimenti, un’estate di troppa politica politicante e lontana dalle iniziative concrete, insomma quel vecchio mai tramontato teatrino della politica che ha ormai disgustato tutti gli italiani. È stato davvero un agosto 'politicamente' folle, occupato da diatribe che nulla hanno a che fare con il concreto operare del governo". Inizia così il nuovo audiomessaggio che il premier Berlusconi ha mandato ai promotori della libertà.
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lunedì 02 agosto 2010 |
"Socialista per sua stessa ammissione" della redazione Ivo Costamagna è nato a Civitanova Marche (MC) il 21-11-1960 dove attualmente risiede.
Proviene da una famiglia di modeste condizioni economiche in cui, però, l'impegno sociale e politico era la prima delle priorità.
Il nonno, Luigi Costamagna, è stato il primo Sindaco Socialista di Civitanova Marche dal 1919 al 1922, cacciato e, subito dopo, ucciso dai fascisti. Lo zio materno, Pietro Ginevri, è stato, per anni, Presidente dell'Ente Comunale Assistenza e si debbono a lui sia la trasformazione, da Infermeria ad Ospedale Generale di Zona, del nosocomio di Civitanova e sia la costruzione della nuova struttura. Scomparso a soli 36 anni, anche a causa dello stress procuratogli dal suo impegno politico ed amministrativo, gli è stato recentemente intitolato il Viale di accesso all'Ospedale stesso. |
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lunedì 02 agosto 2010 |
di Gianluca Perricone L’orologio del computer segna le 23,58 del 29 luglio del 2010, Sky ha da non molto trasmesso la conferenza stampa del Presidente Berlusconi, l’Ansa ha messo in rete l’intero testo del documento votato dall’Ufficio di Presidenza del PdL. Documento che, in sostanza, sfiducia Gianfranco Fini per quanto riguarda il suo “ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni”. Per dirla in romanesco, “a Gianfra’, non sei più dei nostri!”. E con lui tutti i finiani, tre dei quali sono stati anche deferiti ai probiviri. Certo, l’interessato ha fatto subito sapere che “la Presidenza della Camera non è nella disponibilità del premier”, quasi a voler dimostrare che lui è seduto sullo scranno più alto di Montecitorio chissà se grazie al volere divino o al determinante apporto di Bersani e Di Pietro. |
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lunedì 02 agosto 2010 |
Intervista all’avvocato Paolo Loria di Gianluca Perricone L’avvocato Paolo Loria è il difensore di Raniero Busco, l’uomo accusato “a scoppio ritardato” di essere l’autore dell’omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto il 7 agosto del 1990 a Roma. L’avvocato Loria ha accettato di rispondere a qualche nostra domanda e per questo lo ringraziamo. |
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lunedì 02 agosto 2010 |
di Alessio Di Carlo Fa discutere all'interno del Pdl la scelta compiuta da taluni esponenti di area liberale di seguire il presidente della Camera nella sua manovra di allontanamento da Silvio Berlusconi.
Personalmente, pur essendo stato tra i radicali che all'epoca della nascita della Rosa nel Pugno preferirono seguire Benedetto Della Vedova verso il centrodestra, dando vita ai Riformatori Liberali, fin dal momento della nascita del Pdl non ho ritenuto di aderire al partito del predellino, vista la deriva sempre più conservatore ed illiberale che il movimento andava assumendo nei contenutine e in virtù della struttura assolutamente ademocratica che, tra un applauso ed un inno, si andava mettendo in piedi. |
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lunedì 02 agosto 2010 |
Le accuse riguardano reati come estorsione, sequestro di persona, rapina, porto abusivo di armi, lesioni aggravate. Eppure i malviventi sono sei bulletti della periferia romana – con età compresa tra i 18 e i 21 anni – che avevano come loro modello da imitare, come mito, come “punto di riferimento”, la banda della Magliana, l’organizzazione criminale che per parecchi anni ha insanguinato le strade della capitale gestendo il traffico di droga, l’usura, il gioco d’azzardo e le cui tracce sono state ritrovate anche in alcuni dei misteri del nostro Paese, primo fra tutti il caso di Emanuela Orlandi. Ebbene, questo sestetto di “maglianelli” in erba, teppistucoli di quart’ordine completamente sfuggiti al controllo dei genitori e di chi avrebbe dovuto sorvegliarli, hanno tentato di emulare i vari boss della gang di De Pedis, Abbatino e compagni spadroneggiando sui coetanei dei quartieri di Roma tra i più degradati: da Boccea a Monte Spaccato, da Primavalle a Casalotti. |
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lunedì 02 agosto 2010 |
di Tiziano Nisiergo Letta superficialmente la notizia della scorsa settimana relativa all’operazione dei Carabinieri di Frascati (Roma) può essere interpretata come l’ennesimo rinvenimento di uno dei tanti laboratori clandestini made in China presenti nel nostro territorio nazionale. Ma, in realtà, dietro potrebbe nascondersi dell’altro. Proviamo a ricostruire. La settimana scorsa alla Borghesiana, periferia sud della Capitale, i militari dell’Arma fanno irruzione in un capannone industriale e vi scoprono un laboratorio – naturalmente clandestino – che produce capi di abbigliamento d’alta moda. I due gestori, cinesi, di 47 e 36 anni, vengono arrestati: per loro le accuse sono di riduzione in schiavitù e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. All’interno dei locali c’erano cittadini clandestini tra i quali alcuni minori. |
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lunedì 02 agosto 2010 |
Per quattro anni è stato per tutti Unabomber, il misterioso bombarolo che per 13 anni ha seminato terrore e trappole esplosive nel Nordest d'Italia. Ad incastrarlo doveva essere un paio di forbici che, si è scoperto dopo, era stato invece utilizzato nei laboratori della polizia scientifica proprio per costruire una falsa prova contro di lui.
Elvo Zornitta, così il mostro diventa vittima di un errore giudiziario Prima di finire nell'inchiesta su Unabomber, Elvo Zornitta, ingegnere aeronautico di 53 anni di Corva di Azzano Decimo (Pordenone), era un professionista stimato, con un lavoro sicuro e una solida posizione professionale. |
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