Editoriale
Fini, il liberalismo può attendere di Alessio Di Carlo Non è che ci si aspettasse chissà cosa dal discorso domenicale di Fini, ma almeno un po' di chiarezza sulla natura della creatura messa in piedi da questo navigato istrione della politica italiana, questo almeno sì. Del Presidente della Camera, infatti, si riesce a comprendere sempre assai bene cosa non sia (più) ma mai con altrettanta chiarezza cosa sia diventato. Leggi tutto
Processo breve, il Cavaliere spariglia di Remo Urbino per Il Velino "Care amiche e cari amici Promotori della libertà, ci lasciamo alle spalle un’estate riempita di chiacchiere inutili, stravaganti, deprimenti, un’estate di troppa politica politicante e lontana dalle iniziative concrete, insomma quel vecchio mai tramontato teatrino della politica che ha ormai disgustato tutti gli italiani. È stato davvero un agosto 'politicamente' folle, occupato da diatribe che nulla hanno a che fare con il concreto operare del governo". Inizia così il nuovo audiomessaggio che il premier Berlusconi ha mandato ai promotori della libertà.
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giovedì 22 luglio 2010 |
di Gianluca Perricone Né Di Pietro, né Travaglio; né Flores D’Arcais, né Santoro. Stavolta è stato Gianfranco Fini, presidente della Camera, che, forse per bloccare sul nascere le proteste del popolo delle “Agende rosse”, ha liberamente interpretato il senso dell’aggettivo “eroe” attribuito da qualcuno al mafioso Mangano. Fini, pur di smarcarsi dalla maggioranza del PdL che sullo scranno più alto di Montecitorio lo ha messo, puntualizza un giorno sì e l’altro pure. Eppure il Presidente dovrebbe ben sapere che Mangano è stato definito “eroe” non perché mafioso, ma perché - pur di fronte ad una prospettiva di futuro da trascorrere, fino alla “chiamata definitiva”, in una patria galera – ha scelto di non dichiarare quello che altri avrebbero voluto fargli rivelare in cambio di uno sconto di pena. |
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giovedì 22 luglio 2010 |
di Alessio Di Carlo Non è solo quanto detto dai pm di Caltanissetta Sergio Lari e Nico Gozzo in commissione Antimafia a far drizzare i capelli ma anche il come, il dove ed il quando. Fare dietrologia e costruire scenari fantapolitici sulle stragi di mafia è ormai lo sport nazionale in cui si sono cimentati illustri precessori degli inquirenti siciliani (senza troppa fortuna, a dire il vero) ai quali, evidentemente, non sono parse convincenti le conclusioni cui è recentemente pervenuta la Corte d'Appello di Palermo che ha sconfessato il teorema Spatuzza riguardo la genesi di Forza Italia quale entità politica voluta da Cosa Nostra. Ma Lari e Gozzo non si sono limitati a questo e, come detto, sono stati molti gli aspetti delle dichiarazioni dei due togati siciliani a colpire. |
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giovedì 22 luglio 2010 |
di Filippo Facci Intercettazioni: siamo alla farsa nella farsa. Ora il Governo si è inventato una «udienza filtro» che a un certo punto delle indagini e ben prima del processo (se mai ce ne sarà uno) riunisca pm & avvocati & giudici per decidere quali intercettazioni possano essere pubblicate e quali debbano sparire. E' l'emendamento Caliendo. Il criterio è quello ultra-discrezionale della «rilevanza», chimera soggettiva che tanto ricorda «l'extrema ratio» che in origine doveva giustificare una custodia cautelare (il carcere preventivo) e che poi è divenuta una regola. Lo capisce anche un minorato che la nuova norma serve soltanto a essere elusa: esattamente come capita adesso, anzi peggio, perché ufficializza la perfetta discrezionalità di tre parti - da immaginarsi il mercato delle vacche: pm e avvocati che trattano sui verbali, io ti faccio pubblicare quello, tu questo - con una parte che però rimane esclusa, in fondo alla filiera: i giornalisti. Proprio loro. |
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giovedì 22 luglio 2010 |
di Puntaspilli Si è svolta l’altro giorno a Roma, nella splendida cornice del Casilino 900, la prima edizione del premio letterario “Penna d’oro dell’anno”, riconoscimento attribuito al miglior autore italiano di testi giornalistici. A presentare la serata mio figlio maggiore che del premio è anche l’ideatore. Quest’anno la giuria (composta dallo stesso creatore del premio che ne è anche presidente, da mio figlio minore e dalla mia testimone di nozze) ha voluto premiare con la “Penna d’oro dell’anno” la testata giornalistica on line GiustiziaGiusta.info e, più in particolare, il collaboratore Puntaspilli (che poi sarei io). |
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giovedì 22 luglio 2010 |
di Massimo Malpica Supporto elettorale in cambio di appalti. Sia per trovare un posto nella lista del Pd al Senato alle politiche del 2008 all’allora assessore pugliese alla Sanità, Alberto Tedesco, sia per assicurargli un buon risultato elettorale. Arrivando a caldeggiare il suo nome con big del Pd come Anna Finocchiaro, Dario Franceschini e Massimo D’Alema. Nell’ordinanza che sabato scorso ha spedito ai domiciliari cinque tra manager della sanità e imprenditori pugliesi, su richiesta del pm dell’antimafia di Bari Desirée Digeronimo, si raccontano le ingerenze dell’attuale senatore del Pd per «turbare» gare poi assegnate alle imprese a lui vicine, tra cui quelle della famiglia altamurana Columella, che ricambiava col sostegno «politico». |
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giovedì 22 luglio 2010 |
di Piero Sansonetti In nome di Borsellino. A Palermo fischiano il presidente della commissione Antimafia Beppe Pisanu e non vogliono il presidente del Senato né quello della Camera. A Milano un gruppo di giovani contesta il sindaco Letizia Moratti all'inaugurazione di un giardino pubblico intitolato a Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Questi giovani ritengono che Letizia Moratti non abbia le carte in regola per dichiararsi nemica della mafia. Perché? Perché è un’esponente del centrodestra.
Non è la prima volta che Letizia Moratti riceve delle contestazioni perché partecipa a una manifestazione.
Successe qualche anno fa, mentre sfilava in corteo per il 25 aprile, spingendo la carrozzella di suo padre, anziano, che sessant'anni anni fa aveva partecipato alla Resistenza.
Stavolta la contestazione è stata abbastanza pacifica. Qualche striscione, qualche grido, una discussione animata. Niente di grave. Il diritto dei cittadini di contestare le autorità, purché in modo non violento, credo che non possa essere messo in discussione. Se qualcuno, per qualunque ragione, vuole fischiare il sindaco, è giusto che gli sia permesso. |
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