Una Governatrice dalla parte dei detenuti
luned́ 08 febbraio 2010

di Alessio Di Carlo
Pur non essendo quello della giustizia un tema di stretta competenza regionale, nel corso della conferenza stampa di venerdì scorso, tenuta dalla candidata Governatrice del Lazio con i laici e liberali che hanno raccolto l'invito lanciato da Arturo Diaconale a sostenere l'ex segretaria della Ugl, ho voluto sottolineare la necessità di farsi carico della situazione carceraria regionale e di ipotizzare alcune iniziative.
Premettendo che gli istituti di pena laziali soffrono una sovrappopolazione di 1300 unità e la carenza di 1000 agenti di polizia penitenziaria, a gennaio 2009 Regione Lazio, Provincia a Comune di Roma hanno adottato un protocollo con cui i due enti minori si sono impegnati a non istituire i rispettivi garanti per  i detenuti, con l'intento di evitare una duplicazione di competenze e di meglio indirizzare  le risorse così risparmiate.

Purtroppo, però, il 2009 ha fatto registrare l'aggravamento della già disastrosa situazione carceraria, l'innalzamento in tutta Italia della percentuale di suicidi (già da moltissimi anni assai superiore tra i detenuti di quanto non sia per la popolazione libera) che nel primo mese 2010 ha segnato un macabro primato.

Senza scordare che  il 2009 è stato l'anno della morte di Stefano Cucchi.

Ebbene, non mi pare, sulla scorta delle premesse, che la scelta delle amministrazioni locali di rinunziare alla istituzione del garante per i detenuti sia stata opportuna.

Alla carenza di tale figura nella Provincia e nel Comune di Roma, si potrebbe ovviare facendo ricorso ad una figura  - quella del difensore civico regionale – che troppo spesso appare sottoutilizzata e pressoché sconosciuta alla maggior parte dei cittadini.

Al difensore civico dovrebbe essere affidato potere ispettivo all'interno degli istituti di pena (di cui attualmente dispongono solo parlamentari e consiglieri regionali) con il compito di effettuare visite con periodicità prestabilita ed all'esito riferire alle istituzioni regionali. Trattandosi di una figura a di diretta derivazione consiliare, infine, si potrebbe disporre di qualsiasi altro incarico o potere da svolgere per garantire (anche) i cittadini detenuti in Lazio.

Credo che di una iniziativa di questo genere la regione Lazio potrebbe farsi promotrice anche presso le altre regioni ed anche con le istituzioni nazionali, in considerazione del fatto che moltissime sono le regioni a tutt'oggi prive della figura del garante per i detenuti: competenza, come detto, che potrebbe essere assunta dal difensore civico (e non solo regionale). Nemmeno va trascurato il fatto che si tratta di una misura a costo zero per l'amministrazione.

Infine, il passaggio della competenza in ambito sanitario carcerario dal ministero di Giustizia alle ALS (avvenuto dallo scorso anno), fa sì che ogni regione dovrebbe disporre accordi, misure e protocolli con le Aziende Sanitarie regionali per monitorare la condizione psico fisica della popolazione detenuta.

Sono certo che queste questioni – oltre a rappresentare un baluardo della cultura liberale – troveranno il sostegno di Renata Polverini, la cui estrazione culturale e la vicinanza ai problemi d'ordine sociale è garanzia di attenzione verso una realtà divenuta ormai davvero intollerabile.
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