Caso Dell'Utri: Penalisti, "Da PM attacchi virulenti"
luned́ 12 marzo 2012
Si può "dissentire dalle requisitorie dei pm o dalle arringhe degli avvocati", ma ciò che sta avvenendo in queste ore nei confronti del pg della Cassazione e del presidente della sezione della Corte che hanno concluso il processo Dell'Utri è "qualcosa che va al di là del diritto di critica, e che deve far riflettere". Lo sottolinea in una nota la Giunta dell'Unione Camere Penali, che fa notare come "criticare le sentenze emesse dai Tribunali è un sacrosanto diritto, delle parti, dei cittadini, della stampa". E anche "criticare gli esiti di un processo è un diritto, sebbene, in assenza di una sentenza ancora non scritta, perlomeno gli uomini di legge dovrebbero mostrare un minimo di cautela nel suo esercizio".  L'Ucpi aggiunge che un magistrato "di grande esperienza e di riconosciuta indipendenza", come il sostituto procuratore generale Iacoviello, è stato oggetto di un "attacco virulento e scomposto da parte di alcuni suoi colleghi appartenenti, o ex appartenenti, all'ufficio di Procura che aveva istruito il processo". Non si è esitato a definire "gravi, irresponsabili, imbarazzanti" le opinioni giuridiche espresse nel corso della requisitoria, "per il sol fatto - incalzano i penalisti - di avere osato valutare un reato dagli incerti confini, come il concorso esterno in associazione mafiosa, sulla cui conformazione la dottrina giuridica italiana, con buona pace dei nuovi e vecchi crociati di una giustizia che deve ragionare a furor di popolo e con invocazioni alla piazza, esprime dubbi da decenni".
Quel che è più grave, per l'Ucpi, è stato "registrare attacchi, venati di un sottile e sprezzante qualunquismo, al giudizio di legittimità ed agli uffici che lo amministrano. Alcuni, come il dottor Caselli, che per il vero ha una certa consuetudine alla critica delle decisioni di legittimità non molto favorevoli alle sue tesi - prosegue la nota - si è spinto a citare una frase di Gaetano Costa secondo il quale 'il funzionario onesto che voglia combattere i soliti onorevoli usi a trescare con le cosche mafiose rischia sempre che a Roma qualcuno gli rivolti la frittata'". E' una citazione "fuori luogo, incauta, questa sì imbarazzante per un magistrato se rivolta ad collega - replicano i penalisti -, ovvero ad un diverso ufficio giudiziario. Così come doppiamente imbarazzante è sentire dire da altri, come il pm Ingroia, a proposito del presidente della Corte che ha annullato con rinvio la sentenza dell'Utri, che la decisione è 'coerente con la sua giurisprudenza: c'è chi ha avuto come maestro Carnevale, chi Falcone e Borsellino'". Qui l'imbarazzo è "non solo per la verifica di una aperta intolleranza verso la funzione giurisdizionale ma anche per il richiamo esplicitamente dispregiativo nei confronti di un magistrato, come Corrado Carnevale, prima lapidato mediaticamente per la sua giurisprudenza e poi ingiustamente sottoposto a giudizio nel pubblico ludibrio, per il quale neanche l'assoluzione e la reintegrazione servono ad evitare le insinuazioni". Ed allora, conclude l'Ucpi, "in attesa che qualcuno, magari dalle parti del Csm, rifletta sulla singolare deriva che nel nostro Paese permette ad alcuni (ma non a tutti) magistrati di rivolgersi alla piazza, mediatica e non, per impartire lezioni sulla ortodossia della legalità di propria personale concezione, e per condizionare le decisioni dei giudici, non resta a noi avvocati che porre un quesito questo sì imbarazzante: ma questi pm, che invocano equivocamente la cultura della giurisdizione nei convegni quando fanno propaganda contro la separazione delle carriere, che idea ne hanno?".
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