Il petrolio chiude la settimana poco mosso, ma per gli analisti la quiete potrebbe durare fino a fine mese

Le quotazioni del petrolio hanno chiuso la settimana con variazioni minime. I future su Brent e WTI sono rimasti in un range di prezzi ristretto, con gli investitori concentrati sui dati macroeconomici, le scorte statunitensi e le tensioni geopolitiche, in attesa del meeting chiave dell’Opec+ previsto per l’inizio di giugno.

Le variabili che stanno influenzando il prezzo del petrolio

Da inizio anno il petrolio si è mosso al rialzo di circa il 10%. I prezzi sono sostenuti da dati recenti sull’inflazione americana e sulle scorte di petrolio degli Stati Uniti. I prezzi al consumo hanno mostrato segnali di moderazione, con un aumento dell’indice core dello 0,3% su base mensile e del 3,4% su base annua, il ritmo più basso degli ultimi tre anni. Questo ha alimentato l’ottimismo degli investitori riguardo a un possibile doppio taglio dei tassi da parte della Fed entro l’anno, con il primo atteso probabilmente a settembre. Tassi di interesse più bassi potrebbero stimolare la crescita economica e aumentare la domanda di petrolio.

Il report dell’Energy Information Administration ha mostrato una riduzione delle scorte di greggio superiore alle attese (-2,5 milioni di barili), e una lieve diminuzione anche degli stock di benzina e prodotti distillati, nonostante le previsioni di un aumento.

D’altro canto, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) ha rivisto al ribasso le stime sulla domanda di petrolio per quest’anno, riducendole di 140.000 barili al giorno, portandole a circa 1,1 milioni di barili al giorno (bpd). Questa riduzione è dovuta principalmente a una minore domanda da parte dei Paesi OCSE, legata a un’attività industriale ridotta e a un inverno mite che ha limitato il consumo di gasolio. Le previsioni dell’Aie contrastano nettamente con quelle dell’Opec, che prevede un aumento della domanda di 2,25 milioni di bpd nel 2024 e di 1,85 milioni di bpd nel 2025, rispetto alla previsione dell’Aie di 1,2 milioni di bpd per lo stesso anno.

Sul fronte geopolitico, persistono i rischi legati ai conflitti in corso tra Russia e Ucraina e a Gaza. Recentemente, la raffineria russa di Tuapse è stata colpita da droni ucraini, dopo essere stata fuori uso per tre mesi a causa di un attacco precedente.

La visione degli analisti

Nel complesso, questi fattori hanno contribuito a movimenti limitati dei prezzi del petrolio, con la volatilità del Brent ai minimi da marzo. Gli analisti ritengono che questa fase laterale potrebbe continuare fino alla riunione dell’Opec+ del 1° giugno, dove sarà deciso se prolungare ulteriormente i tagli alla produzione, attualmente in vigore fino a fine giugno. Secondo gli esperti di commodities di ING, la politica di produzione dell’Opec+ diventerà sempre più rilevante man mano che ci avviciniamo alla riunione. Ritengono che un rinnovo parziale dei tagli potrebbe essere sufficiente per mantenere l’equilibrio del mercato nella seconda metà del 2024, ma sottolineano che l’Opec+ dovrà gestire attentamente le aspettative del mercato.

Il petrolio chiude la settimana poco mosso, ma per gli analisti la quiete potrebbe durare fino a fine mese: le indicazioni dell’analisi grafica

Per la quinta settimana consecutiva le quotazioni hanno chiuso all’interno del trading range 1,0628 – 1,0824. Solo la rottura di uno di questi due livelli potrebbe dare direzionalità alle quotazioni del petrolio.

Al ribasso, lo scenario più probabile è quello indicato in figura.

Situazione contrastata per gli indicatori sul prezzo del petrolio
Situazione contrastata per gli indicatori sul prezzo del petrolio

 

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