Dopo una separazione o un divorzio, trovare una nuova casa è spesso la sfida più immediata e concreta: chi lascia l’abitazione familiare — o ne viene escluso perché assegnata all’altro genitore — si ritrova a dover sostenere un canone di locazione con risorse già ridotte dagli obblighi di mantenimento. Per rispondere a questo problema, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha adottato, in data 14 settembre 2026, il decreto che disciplina criteri e modalità di selezione ed erogazione del fondo sostegno abitativo genitori separati o divorziati non assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà. Una misura attesa, che introduce un contributo diretto sul canone di locazione per chi si trova in questa condizione.
A chi è rivolto il Fondo: la platea dei potenziali beneficiari
Il perimetro della misura è definito in modo preciso. Il Fondo è destinato ai genitori separati o divorziati che non si siano visti assegnare l’abitazione familiare — e che tale abitazione sia di proprietà. Non si tratta quindi di una misura universale per chi affitta: il presupposto è che il genitore richiedente abbia perso l’accesso alla casa in cui viveva prima della crisi coniugale, per effetto di un provvedimento giudiziale o di un accordo tra le parti.
Un secondo requisito riguarda la presenza di figli con meno di 21 anni di età. Il Fondo, dunque, è pensato esplicitamente per i nuclei familiari in cui la separazione ha un impatto diretto sulla vita di minori o giovani adulti ancora a carico, almeno in parte. Chi non ha figli, o ha figli già maggiorenni e autonomi, non rientra nella platea prevista dalla norma.
Per quanto riguarda i requisiti di reddito e le condizioni economiche specifiche per l’accesso, il decreto rimanda a criteri che saranno definiti nelle procedure attuative: è ragionevole attendersi soglie ISEE o parametri di reddito, come avviene per la maggior parte delle misure abitative pubbliche, ma al momento non è possibile indicare soglie precise senza rischio di imprecisione.
Il contributo: copertura del 50% del canone fino a 6.000 euro l’anno
Il meccanismo dell’agevolazione è chiaro nella sua struttura. Il Fondo copre il 50% del canone di locazione effettivamente sostenuto dal genitore beneficiario, con un tetto massimo di 6.000 euro annui per ciascun avente diritto. Tradotto in termini pratici: se il canone mensile è di 800 euro, il contributo annuale sarebbe di 4.800 euro (il 50% di 9.600 euro annui). Se il canone è di 1.200 euro al mese, il contributo si fermerebbe comunque a 6.000 euro, perché il 50% di 14.400 euro supererebbe il limite massimo previsto.
Questo meccanismo di copertura percentuale — piuttosto che un importo fisso — ha una logica redistributiva: chi affronta canoni più elevati (spesso nelle grandi città) riceve un sostegno proporzionalmente maggiore in valore assoluto, ma la percentuale coperta resta uguale per tutti, evitando che la misura diventi un sussidio integrale per chi affitta abitazioni di lusso.
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È utile ricordare che il contributo si riferisce al canone di locazione: non sono previste, sulla base delle informazioni attualmente disponibili, estensioni ad altre voci di spesa abitativa come spese condominiali o utenze.
Il percorso istituzionale che ha portato al decreto
Il decreto del 14 settembre 2026 non è nato dal nulla. Il MIT aveva già comunicato, con una nota del 29 agosto 2026, di aver trasmesso al Ministero dell’Economia e delle Finanze la richiesta necessaria per consentire l’avvio operativo della misura. Questo passaggio — la trasmissione al MEF — è un elemento procedurale rilevante: i fondi destinati a misure di welfare abitativo richiedono la copertura finanziaria e il coordinamento tra i ministeri competenti prima che possano essere effettivamente erogati.
Il decreto di settembre rappresenta quindi il passaggio formale successivo: la definizione delle regole del gioco, ossia i criteri di selezione dei beneficiari e le modalità di erogazione. Le procedure operative — come i termini per presentare domanda, i canali di accesso e le documentazioni richieste — dovranno essere rese note dalle amministrazioni competenti attraverso ulteriori atti attuativi o avvisi pubblici.
Chi è interessato può consultare il portale di trasparenza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per seguire gli aggiornamenti ufficiali sulla misura.
Cosa non sappiamo ancora: i nodi aperti della procedura
La misura è definita nei suoi elementi essenziali, ma alcune informazioni operative sono ancora in attesa di chiarimento ufficiale. Non sono stati resi pubblici, in modo verificabile, i termini precisi per la presentazione delle domande né le modalità concrete di erogazione del contributo — se, ad esempio, avverrà tramite bonifico diretto al beneficiario, attraverso i Comuni, o con altre forme di accredito.
Allo stesso modo, non è ancora possibile indicare con certezza quali soglie ISEE o di reddito siano state fissate per selezionare i richiedenti, né se esista una graduatoria o se il contributo sia riconosciuto automaticamente a tutti coloro che soddisfano i requisiti fino ad esaurimento delle risorse disponibili. Queste sono informazioni cruciali per chi vuole pianificare la propria situazione abitativa, e sarà essenziale monitorare la Gazzetta Ufficiale e i comunicati del MIT nei prossimi mesi.
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Perché questa misura ha un senso nel contesto delle separazioni italiane
Il fondo sostegno abitativo genitori separati risponde a una vulnerabilità economica ben documentata: la separazione o il divorzio riduce significativamente la capacità economica di entrambi i genitori, ma in modo spesso asimmetrico. Il genitore non assegnatario della casa — nella maggior parte dei casi ancora il padre, sebbene la situazione stia cambiando — deve sostenere contemporaneamente l’assegno di mantenimento per i figli, eventuali contributi per l’ex coniuge, e un nuovo canone di locazione. Tre uscite che si sommano a fronte di un reddito che non è aumentato.
Il rischio concreto, in assenza di strumenti di sostegno, è quello di un impoverimento rapido che si ripercuote anche sulla qualità della vita dei figli: un genitore che non riesce a permettersi un alloggio adeguato non può garantire ai propri figli uno spazio per trascorrere il tempo con lui o con lei, con effetti negativi anche sul piano della bigenitorialità.
In questo senso, il Fondo non è soltanto una misura di welfare abitativo in senso stretto, ma si inserisce in una logica più ampia di tutela dell’interesse dei minori, che passa anche attraverso la stabilità abitativa di entrambi i genitori.
Come prepararsi in attesa delle istruzioni operative
Chi ritiene di rientrare nei requisiti può già fare alcune cose concrete. Prima di tutto, è utile raccogliere e conservare tutta la documentazione relativa alla propria situazione: sentenza o accordo di separazione o divorzio, contratto di locazione registrato, certificati anagrafici dei figli, e la documentazione reddituale aggiornata. Questi documenti saranno quasi certamente richiesti in sede di domanda.
In secondo luogo, è opportuno verificare che il contratto di locazione sia regolarmente registrato all’Agenzia delle Entrate: un contratto non registrato non solo è irregolare, ma quasi certamente non sarà ammesso come base per il calcolo del contributo. Chi è in una situazione di locazione informale dovrebbe regolarizzarla prima di presentare domanda.
Infine, è consigliabile tenersi aggiornati attraverso i canali ufficiali del MIT e, se si ha accesso a un patronato o a un consulente legale, chiedere supporto nella predisposizione della documentazione non appena le istruzioni operative saranno disponibili.
Il decreto del 14 settembre 2026 segna un passo concreto verso il riconoscimento di una difficoltà reale che molte famiglie attraversano ogni anno. La misura è circoscritta, ma ben disegnata nella sua logica: chi lascia la casa di proprietà assegnata all’altro genitore, e deve trovare un nuovo alloggio in affitto mantenendo al contempo i propri obblighi verso i figli, ha ora uno strumento ufficiale a cui guardare. Restano da definire i dettagli attuativi, e su quelli si giocherà la vera efficacia del Fondo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
