Body shaming, non solo per l’aspetto fisico: quando puoi ricevere il risarcimento per ingiurie aggravate

La Corte di Cassazione interviene sul tema del body shaming e fa la storia: ecco i dettagli di una sentenza importantissima.

Una pronuncia storica. Finalmente, anche la legge mette al centro del proprio interesse il rispetto e la dignità dell’essere umano. La sentenza della Cassazione di cui vi parleremo di qui a breve è per molti versi storica nei confronti di un fenomeno odioso come il body shaming. Ecco cosa hanno stabilito gli Ermellini.

Body shaming, Cassazione
La Cassazione interviene sull’odiosa pratica del body shaming (Giustiziagiusta.info)

Il body shaming, termine che indica la pratica di criticare o giudicare il corpo altrui in modo negativo, è un fenomeno sempre più diffuso nella società contemporanea. Questa forma di discriminazione non solo ha effetti devastanti sul benessere psicologico delle persone colpite, ma contribuisce anche a perpetuare standard irrealistici di bellezza.

In un mondo in cui i social media dominano gran parte della nostra vita quotidiana, il body shaming ha trovato un terreno fertile per prosperare. Piattaforme come Instagram, Facebook e TikTok spesso promuovono immagini idealizzate di corpi perfetti, creando così un ambiente tossico in cui le persone si confrontano costantemente con standard per molti di noi irraggiungibili.

Body shaming: storica sentenza

Le conseguenze del body shaming possono essere gravi e durature. Le persone che ne sono vittime possono sviluppare disturbi alimentari, depressione, ansia e bassa autostima. Inoltre, il body shaming può portare a comportamenti dannosi come l’isolamento sociale, l’autolesionismo e persino il suicidio.

Body shaming, Cassazione
Body shaming: storica sentenza (Giustiziagiusta.info)

È fondamentale che la società prenda una posizione decisa contro il body shaming e promuova l’accettazione di tutti i tipi di corpo. Le campagne di sensibilizzazione e l’educazione sul rispetto e sull’inclusività sono cruciali per combattere questa forma di discriminazione. Inoltre, le piattaforme online devono assumersi la responsabilità di promuovere immagini più realistiche e diverse di bellezza.

Individui, istituzioni e aziende hanno il compito di creare un ambiente in cui ogni persona si senta accettata e valorizzata per chi è, indipendentemente dalla forma o dimensione del proprio corpo. Solo attraverso un impegno collettivo possiamo sperare di porre fine al body shaming e promuovere una cultura del rispetto e dell’amore per se stessi. Per questo, la sentenza della Cassazione di cui vi parliamo oggi può fare la storia.

La Cassazione ha, di fatto, inserito il body shaming tra i reati, sebbene il Legislatore non sia intervenuto in merito. Secondo la Corte, prendere in giro una persona per il suo aspetto, i suoi difetti fisici o per le sue abitudini o gusti integra il reato di diffamazione. Diffamazione peraltro aggravata se eseguita sui social. La semplice critica espressa in forma moderata resta lecita. Si pensi a una persona che affermi che un attore è troppo “grasso”, “basso”, “alto” o “brutto” per una parte che non gli si addice. Una pronuncia di civiltà.

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