Assegno di Inclusione: tutto da rifare per potenziarlo, come cambia

L’Assegno di Inclusione non sta soddisfacendo le aspettative del Governo. Per garantire il sussidio a più persone si pensa a delle modifiche.

L’Assegno di Inclusione è il sussidio che, dal 1° gennaio 2024, ha sostituito il Reddito di Cittadinanza. È destinato a coloro che appartengono a nuclei familiari con almeno un membro disabile, minore, over 60 o in condizioni di disagio e inserito in un programma di assistenza dei servizi socio sanitari.

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L’Assegno di Inclusione è stato percepito da poche famiglie (Giustiziagiusta.info)

Dai dati pubblicati dal Ministero del Lavoro, tuttavia, è emerso che solo una parte dei beneficiari ha finora realmente usufruito della misura. Dopo un mese, su circa 740 mila soggetti in possesso dei requisiti, solo 480 mila hanno realmente ricevuto l’agevolazione economica.

Per questo motivo, potrebbero essere introdotte delle novità, per consentire l’accesso all’Assegno a una platea più ampia. Cosa potrebbe cambiare nei prossimi mesi? Scopriamolo.

Nuove regole per l’Assegno di Inclusione? Il progetto del Governo

La percezione, in passato, del Reddito di Cittadinanza non comporta il riconoscimento automatico anche dell’Assegno di Inclusione. Circa il 30% delle domande inviate (anche da parte delle famiglie che si trovano in condizioni di estrema povertà) è stato bocciato e, dunque, il Governo sta pensando a delle soluzioni per rendere meno stringenti i requisiti di accesso alla misura.

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Come potrebbe cambiare l’Assegno di Inclusione? (Giustiziagiusta.info)

A incidere negativamente sull’efficace applicazione dell’Assegno di Inclusione non è tanto il requisito reddituale (è necessario un ISEE massimo di 9.360 euro e un reddito familiare inferiore a 6 mila euro annui), ma è soprattutto il moltiplicatore che tramuta il requisito reddituale a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare. Questo elemento è risultato altamente penalizzante.

Quel che è certo è che non si possono ignorare i dati forniti dal Ministero del Lavoro, perché si tratta di stime troppo basse rispetto a quelle programmate dal Governo. Per ovviare a tale problematica, si pensa a una revisione delle condizioni di accesso all’Assegno di Inclusione, a partire dalla modifica del parametro della scala di equivalenza e la previsione di condizioni meno rigide per i cd. soggetti occupabili o maggiorenni in età da lavoro.

Al contrario, lo strumento della scala di equivalenza potrebbe essere utile per determinare l’importo per coloro che hanno dei figli a carico.

Il compito di valutare le variazioni al meccanismo di accesso all’Assegno di Inclusione spetterà al Comitato Scientifico per la Valutazione delle Misure di Contrasto alla Povertà, istituito dal Ministero del Lavoro. Il Comitato è formato dal Direttore Generale per la Lotta alla Povertà e la Programmazione Sociale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dai rappresentanti degli Enti vigilati ANPAL, INAPP e INPS, da un rappresentante dell’ISTAT e da cinque esperti indipendenti del settore dell’Università e della Ricerca Scientifica.

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