
Hanno occupato la mia casa, cosa posso fare-giustiziagiusta.info
Se la propria casa finisce per essere occupata abusivamente, ecco come intervenire sfruttando le nuove norme disposte dalla legge.
L’occupazione abusiva di immobili rappresenta da sempre un problema critico per i proprietari in Italia, spesso costretti ad affrontare lunghe e complesse battaglie legali per recuperare il possesso delle proprie abitazioni. Con l’entrata in vigore della Legge n. 80 del 9 giugno 2025, il quadro normativo ha subìto una svolta significativa, introducendo per la prima volta nel nostro ordinamento una specifica fattispecie penale per l’occupazione abusiva di immobile e una procedura d’urgenza per lo sgombero della prima casa, accelerando così i tempi per la liberazione degli immobili sottratti illegalmente.
La novità più rilevante della riforma consiste nell’inserimento dell’articolo 634-bis nel Codice Penale, che definisce il reato di “Occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui”. La norma punisce severamente non solo chi materialmente occupa l’immobile, ma anche chi ne impedisce l’accesso al proprietario, cede l’immobile a terzi o coopera nell’attività di occupazione.
Le pene previste vanno dalla reclusione da 2 a 7 anni, un inasprimento significativo rispetto alle previsioni precedenti, con l’obiettivo di esercitare un forte effetto deterrente contro questo tipo di violazioni. Questo intervento legislativo colma le lacune normative che per anni hanno reso difficile e lento il contrasto all’occupazione abusiva.
La procedura d’urgenza per lo sgombero della prima casa
Uno degli elementi più innovativi della legge riguarda il procedimento rapido per il recupero del possesso dell’immobile occupato abusivamente, previsto dall’articolo 321-bis del Codice di Procedura Penale.

Il percorso si articola in queste fasi:
-Il proprietario presenta denuncia alle forze dell’ordine;
– La polizia giudiziaria, dopo aver accertato il possesso e l’illegalità dell’occupazione, si reca immediatamente sul posto;
– Viene ordinato agli occupanti di lasciare l’immobile senza indugio;
– In caso di rifiuto, è possibile procedere allo sgombero coattivo previa autorizzazione del Pubblico Ministero;
– Il giudice deve convalidare il provvedimento entro 10 giorni.
Questa procedura straordinaria consente di ridurre i tempi di riconsegna dell’immobile da anni a poche settimane, ma si applica esclusivamente alle prime case occupate abusivamente. Per le seconde abitazioni o immobili diversi, come quelli commerciali o ereditati, restano valide le procedure ordinarie civili, che richiedono tempi molto più lunghi.
Strumenti legali e tutele a disposizione dei proprietari
Oltre alla nuova normativa penale, il proprietario può avvalersi di diversi rimedi civili a seconda della situazione specifica:
- Sfratto per morosità: se l’occupante è un inquilino che non paga l’affitto;
- Sfratto per finita locazione: in caso di occupazione dopo la scadenza del contratto;
- Giudizio ordinario per occupazione abusiva: quando manca ogni titolo contrattuale, ma questa via è più lunga e complessa;
- Azione di reintegrazione: basata sull’articolo 1168 del Codice Civile, permette di chiedere il ripristino del possesso entro 12 mesi dall’inizio dell’occupazione abusiva o dalla sua conoscenza.
È importante sottolineare che il proprietario non può procedere con iniziative autonome, come cambiare la serratura, senza incorrere nel reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Tutte le azioni devono seguire le procedure legali.
In ambito penale, oltre al reato di occupazione abusiva, si configura spesso anche la violazione di domicilio (articolo 614 Codice Penale), punita con la reclusione fino a 3 anni, estendibile a 5 anni in caso di effrazione. Eventuali danni o furti all’interno dell’immobile possono integrare ulteriori reati perseguibili.
Controlli e iscrizione anagrafica: un ulteriore strumento di contrasto
Parallelamente alle misure penali e civili, la normativa prevede anche limitazioni amministrative per contrastare l’occupazione, come il divieto di chiedere la residenza o allacciamenti di servizi pubblici in immobili occupati abusivamente.
I Comuni hanno l’obbligo di verificare le richieste di iscrizione anagrafica e di informare i proprietari, che possono così monitorare eventuali occupazioni non autorizzate. La regolarità del titolo di occupazione deve essere comprovata da contratti o dichiarazioni del proprietario; in assenza di tali documenti, la domanda di residenza può essere rigettata.
Inoltre, è riconosciuto il principio di solidarietà familiare che, tuttavia, non può essere usato per legittimare forme di sublocazione o usi non autorizzati dell’immobile.
La combinazione di strumenti penali, civili e amministrativi introdotti dalla legge n. 80/2025 segna un passo importante nella lotta contro l’occupazione abusiva di immobili in Italia, offrendo finalmente ai proprietari mezzi efficaci per la tutela della propria proprietà e il rapido rientro in possesso dell’abitazione.