Chi ha debiti contributivi con l’INPS e sta valutando una rateizzazione deve fare i conti con un costo aggiuntivo che sale ancora. Dal 16 settembre 2026 gli interessi di dilazione INPS passano al 4,65% annuo, con un aumento rispetto al tasso del 4,15% che era stato introdotto appena pochi mesi prima, a partire dal 28 marzo 2026. La variazione non è casuale: segue direttamente la decisione della Banca Centrale Europea di portare il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale al 2,40%, e l’INPS ha recepito questa modifica con la circolare n. 64 del 16 giugno 2026. Per i datori di lavoro, i lavoratori autonomi e tutti i soggetti che devono regolarizzare versamenti contributivi omessi, il cambio di tasso ha conseguenze pratiche immediate.
Cosa cambia dal 16 settembre 2026 sugli interessi di dilazione
L’INPS applica gli interessi di dilazione ogni volta che un contribuente non ha versato i contributi previdenziali nei termini e chiede di regolarizzare la propria posizione in forma rateale. Si tratta di un meccanismo consolidato: l’ente consente di spalmare il debito nel tempo, ma applica un tasso di interesse sulla somma da rateizzare, calcolato su base annua.
Fino al 27 marzo 2026, il tasso vigente era inferiore a quello attuale. Dal 28 marzo 2026 era già scattato un primo aggiornamento al 4,15% annuo. Ora, con decorrenza 16 settembre 2026, il tasso sale ulteriormente al 4,65% annuo. In meno di sei mesi, quindi, chi ha omesso versamenti contributivi e intende regolarizzarsi si trova a dover sostenere un onere finanziario sensibilmente più elevato rispetto a inizio anno.
La base normativa di questo aggiornamento è la circolare INPS n. 64 del 16 giugno 2026, con la quale l’istituto ha comunicato ufficialmente le nuove misure degli interessi e delle sanzioni. Il collegamento con la politica monetaria della BCE è esplicito: l’INPS adegua periodicamente i propri tassi alle variazioni del costo del denaro stabilite a livello europeo.
A quali situazioni si applica il tasso del 4,65%
Il tasso aggiornato riguarda la regolarizzazione di contributi omessi, vale a dire i versamenti che il datore di lavoro o il lavoratore autonomo avrebbe dovuto effettuare e non ha effettuato nei termini di legge. Quando si accede a una rateizzazione per sanare questo tipo di debito, l’INPS calcola gli interessi di dilazione sulla somma dovuta per tutta la durata del piano di pagamento.
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È importante distinguere questa voce da altre componenti del debito contributivo. Gli interessi di dilazione si aggiungono alla quota capitale del contributo omesso e alle eventuali sanzioni civili, che seguono regole di calcolo proprie e che la stessa circolare n. 64 ha aggiornato contestualmente. Il tasso del 4,65% si applica specificamente alla dilazione, cioè alla possibilità di pagare a rate anziché in un’unica soluzione.
Per fare un esempio concreto: un’azienda che ha omesso versamenti contributivi per i propri dipendenti e chiede all’INPS di rateizzare il debito a partire dal 16 settembre 2026 dovrà calcolare gli interessi sul capitale residuo applicando il 4,65% annuo per tutta la durata della rateazione. Se la stessa azienda avesse presentato la domanda di rateizzazione tra il 28 marzo e il 15 settembre 2026, il tasso applicabile sarebbe stato il 4,15%.
Le rateizzazioni già in corso: cosa succede
Un aspetto che interessa molti contribuenti riguarda i piani di rateizzazione già attivi al momento dell’entrata in vigore del nuovo tasso. Su questo punto occorre fare riferimento alle indicazioni contenute nella circolare INPS n. 64, che disciplina le modalità di aggiornamento per i piani già concessi.
In linea generale, i tassi di interesse sulle dilazioni INPS vengono aggiornati in funzione delle variazioni del tasso BCE e si applicano alle nuove rateizzazioni concesse dopo la data di decorrenza. Chi ha già un piano di pagamento in corso dovrebbe verificare con attenzione le condizioni originarie della propria rateazione e, se necessario, confrontarsi con un consulente del lavoro o un commercialista per capire se e come il nuovo tasso incide sulle rate future.
Il consiglio pratico, in ogni caso, è di non rimandare la presentazione di domande di regolarizzazione già pianificate: ogni mese di attesa in un contesto di tassi in salita comporta un costo aggiuntivo sul totale del debito da dilazionare.
Il contesto: perché i tassi INPS seguono la BCE
La connessione tra i tassi INPS e le decisioni della Banca Centrale Europea non è una scelta discrezionale dell’istituto, ma riflette un meccanismo di indicizzazione previsto dalla normativa previdenziale italiana. Quando la BCE modifica il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale — che è il tasso base al quale le banche commerciali possono ottenere liquidità dalla banca centrale — l’INPS aggiorna di conseguenza i propri tassi di interesse su dilazioni e rateazioni.
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La decisione BCE di portare il tasso al 2,40% ha quindi innescato automaticamente la revisione al rialzo degli interessi di dilazione INPS, che si attestano ora al 4,65% annuo. Si tratta di un tasso che rimane superiore al tasso BCE di riferimento, incorporando una componente aggiuntiva tipica dei meccanismi previdenziali.
Per avere un quadro completo e aggiornato delle disposizioni contenute nella circolare, è possibile consultare direttamente la documentazione ufficiale dell’INPS, dove vengono pubblicati i testi integrali delle circolari e i relativi aggiornamenti.
Cosa fare se si hanno contributi omessi
Per chi si trova nella situazione di dover regolarizzare contributi non versati, il primo passo è verificare l’entità del debito e valutare se le condizioni economiche consentono il pagamento in un’unica soluzione — che evita del tutto il costo degli interessi di dilazione — oppure se è necessario ricorrere alla rateizzazione.
Nel secondo caso, con il tasso al 4,65% annuo, è conveniente ridurre al minimo la durata del piano di pagamento, limitando così l’accumulo degli interessi. Un piano più breve, anche se comporta rate mensili più elevate, riduce il costo complessivo della regolarizzazione.
È altrettanto importante presentare la domanda di rateizzazione nei tempi corretti, evitando che il ritardo produca un ulteriore accumulo di sanzioni civili, che si calcolano separatamente dagli interessi di dilazione e seguono le proprie regole di maturazione.
L’aggiornamento al 4,65% annuo degli interessi di dilazione INPS dal 16 settembre 2026 è un segnale concreto che il costo della regolarizzazione contributiva continua a salire in parallelo con il costo del denaro. Per datori di lavoro e lavoratori autonomi con posizioni aperte, agire tempestivamente — verificando la propria situazione e valutando le opzioni disponibili — resta la scelta più efficace per contenere l’impatto economico complessivo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
