Da quest’anno i Comuni e gli altri enti locali hanno un nuovo obbligo nei confronti dell’INPS: trasmettere i dati identificativi delle strutture educative per l’infanzia presenti sul loro territorio, siano esse pubbliche o private. La circolare INPS n. 93 del 9 settembre 2026 ha fornito le prime istruzioni operative su come adempiere a questo obbligo, aprendo di fatto la strada a una banca dati nazionale degli asili nido e delle scuole dell’infanzia convenzionate. Per le famiglie che richiedono il bonus nido, si tratta di una novità che promette di semplificare le verifiche e ridurre la documentazione da presentare. Per gli enti locali, invece, è un adempimento nuovo da inserire nella propria agenda amministrativa.
Cosa stabilisce la circolare INPS 93 sulle strutture educative per l’infanzia
La circolare INPS 93 del 9 settembre 2026 non nasce dal nulla: è l’atto operativo che traduce in istruzioni concrete un obbligo normativo già esistente, che impone agli enti locali di comunicare all’INPS i dati identificativi delle strutture educative per l’infanzia, sia pubbliche che private. In sostanza, l’Istituto ha atteso che il quadro tecnico fosse pronto — in particolare che la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) fosse operativa per questo tipo di flusso — e ha poi emanato la circolare per spiegare come procedere.
L’obiettivo dichiarato è la costruzione di una banca dati nazionale delle strutture convenzionate, aggiornata e consultabile, che consenta all’INPS di verificare in modo automatico e digitalizzato se la struttura frequentata da un bambino è effettivamente autorizzata e riconosciuta. Finora, buona parte di questi controlli avveniva attraverso dichiarazioni delle famiglie e verifiche manuali. Con questo sistema, il dato arriva direttamente dagli enti locali, che sono i soggetti istituzionalmente competenti a rilasciare autorizzazioni e accreditamenti.
Chi deve comunicare i dati e attraverso quale canale
L’obbligo ricade sugli enti locali — in primo luogo i Comuni, che sono la principale autorità competente in materia di servizi educativi per la prima infanzia. Sono tenuti a trasmettere all’INPS il codice fiscale e gli altri elementi identificativi delle strutture presenti sul proprio territorio, siano esse nidi pubblici comunali, nidi privati autorizzati, sezioni primavera o scuole dell’infanzia convenzionate.
La trasmissione deve avvenire tramite la PDND, la Piattaforma Digitale Nazionale Dati, che rappresenta l’infrastruttura tecnologica di riferimento per l’interoperabilità tra le pubbliche amministrazioni italiane. Non si tratta quindi di un invio via PEC o di un modulo cartaceo: il canale è digitale e strutturato, il che implica che gli enti locali debbano disporre delle credenziali e delle abilitazioni tecniche necessarie per accedere alla piattaforma.
→ Leggi anche: Fondi di assistenza sanitaria integrativa: come funzionano le convenzioni INPS e la riscossione dei contributi
Secondo quanto indicato dalle fonti istituzionali, a partire dal 1° luglio 2026 gli enti locali sono tenuti a effettuare queste comunicazioni. La circolare del 9 settembre 2026 è intervenuta per fornire le istruzioni operative dettagliate su come strutturare i dati e come utilizzare concretamente il canale PDND, colmando il vuoto applicativo che si era creato tra l’entrata in vigore dell’obbligo e la disponibilità degli strumenti tecnici.
Perché questa banca dati interessa le famiglie con figli piccoli
Il collegamento con il bonus nido è diretto. Questa misura, gestita dall’INPS, prevede un contributo mensile per le famiglie che iscrivono i propri figli ad asili nido pubblici o privati autorizzati, oppure che si avvalgono di forme di supporto domiciliare per bambini con gravi patologie. Per ottenere il beneficio, l’INPS deve verificare che la struttura frequentata rientri tra quelle riconosciute.
Con la nuova banca dati alimentata dagli enti locali, questa verifica diventa automatica e interoperabile: l’Istituto non ha più bisogno di chiedere alla famiglia di produrre documentazione aggiuntiva sulla natura della struttura, perché il dato è già presente nel sistema. Si tratta di un esempio concreto di come la digitalizzazione dei flussi amministrativi possa tradursi in un vantaggio pratico per i cittadini, riducendo il numero di documenti da raccogliere e presentare.
Per le famiglie, il consiglio pratico è verificare che la struttura scelta sia effettivamente censita dal Comune di riferimento e che l’ente locale abbia già provveduto alla trasmissione dei dati. In caso di dubbi, è utile rivolgersi direttamente all’ufficio servizi educativi del Comune o al patronato.
Cosa devono fare concretamente i Comuni
Sul piano operativo, gli uffici comunali competenti — tipicamente i settori istruzione o servizi educativi — devono raccogliere i dati identificativi di tutte le strutture autorizzate sul territorio e trasmetterli tramite PDND nel formato indicato dall’INPS. La circolare 93 ha fornito le specifiche tecniche necessarie, inclusa, secondo quanto riportato dalle fonti disponibili, la predisposizione di un file strutturato per la trasmissione dei dati.
→ Leggi anche: Assegno di accompagnamento alla pensione e assegni straordinari dai fondi bilaterali: le disposizioni della Circolare INPS n. 104
Questo tipo di adempimento richiede un coordinamento interno tra l’ufficio che gestisce le autorizzazioni alle strutture educative e quello che si occupa dei sistemi informatici o dei rapporti con le piattaforme digitali della PA. Non è un’operazione complessa dal punto di vista concettuale, ma richiede attenzione alla completezza e all’accuratezza dei dati: un codice fiscale errato o una struttura non comunicata può tradursi in un problema per le famiglie che chiedono il bonus.
È opportuno che i Comuni verifichino anche la propria posizione rispetto alle strutture private presenti sul territorio: non solo i nidi comunali, ma anche quelli privati che hanno ottenuto l’autorizzazione o l’accreditamento dall’ente locale devono essere inclusi nella comunicazione. L’obbligo, infatti, riguarda l’intero panorama delle strutture educative per la prima infanzia, indipendentemente dalla natura pubblica o privata del gestore.
Il quadro più ampio: semplificazione e interoperabilità nella PA
La circolare INPS 93 sulle strutture educative per l’infanzia si inserisce in un processo più ampio di semplificazione e digitalizzazione degli adempimenti amministrativi. L’idea di fondo è che i dati che la pubblica amministrazione già possiede non debbano essere chiesti nuovamente ai cittadini, ma circolino in modo sicuro tra gli enti attraverso piattaforme dedicate come la PDND.
Questo principio — spesso richiamato con la formula once only, cioè “una volta sola” — è al centro delle politiche di modernizzazione della PA italiana ed europea. Applicarlo al settore dei servizi educativi per l’infanzia è un passo significativo, perché riguarda una platea ampia di famiglie e una rete capillare di strutture distribuite su tutto il territorio nazionale. Puoi consultare le comunicazioni ufficiali dell’INPS su questo tema direttamente sul portale istituzionale dell’Istituto.
Per gli enti locali che non hanno ancora provveduto alla trasmissione, il momento di attivarsi è adesso. L’obbligo è in vigore dal 1° luglio 2026 e le istruzioni operative sono disponibili. Ritardare significa esporre le famiglie del proprio territorio al rischio di incontrare difficoltà nelle verifiche INPS legate al bonus nido, con possibili rallentamenti nell’erogazione del contributo. Un adempimento che, visto dall’angolazione giusta, non è solo un obbligo burocratico ma uno strumento concreto a favore delle famiglie con bambini piccoli.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
