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Ustica: il trionfo della mistificazione

I titoli dei giornali, gli equivoci in essi contenuti, l’ambiguità dei commenti rappresentano una delle più vergognose esibizioni del potere di falsificazione impunemente esercitato sulla pubblica opinione.
Ustica: strage senza colpevoli” – “Strage di Ustica: il fatto non sussiste” etc. etc.. E magari, accanto alla notizia che “il fatto non sussiste” (del resto non statuito dalla Cassazione, che ha semplicemente respinto l’istanza di annullamento di quanto già stabilito in tal senso dalla Corte d’Appello) la foto di cadaveri galleggianti dopo il disastro.
Insomma i giornali hanno volutamente rappresentato ai loro lettori la conclusione di un processo per la strage, per il disastro aereo. Rispetto al quale la formula assolutoria “perchè il fatto non sussiste” potrebbe apparire sconcertante (ma il “fatto” in un caso giudiziario simile non sarebbe poi, la caduta dell’aereo, ma quello eventualmente ipotizzato, cui si sarebbe attribuita la caduta).
Ma di niente di tutto questo si è discettato in quasi un trentennio. I generali dell’aereonautica non erano imputati di avere per dolo o per colpa provocato la caduta dell’aereo.
Erano imputati di un presunto complotto per “coprire” le cause del disastro, ascrivibili all’essersi, il velicolo dell’ITAVIA trovato in mezzo ad un conflitto, ad una operazione aerea americana o francese, così da essere colpito da un missile sparato in una “guerra segreta”, che i suddetti generali avrebbero nascosto. Fu pure avanzata l’ipotesi di un missile destinato ad un altro aereo su cui viaggiava Gheddafi.
Come poi sia venuto fuori nientemeno che l’”alto tradimento” che sembra abbia costituito l’ addebito attribuito agli atti ufficiali non è facile comprendere né si sono preoccupati di andarsi a leggere l’art. 77 del codice penale militare in cui si ipotizza tale reato, né gli art. 241, 276, 277, 283, 285, 288, 289 e 290 bis del codice penale ordinario cui quello fa riferimento, i molti che parlano e, soprattutto, scrivono della vicenda e si scandalizzano perché si è conclusa con la statuizione che il fatto non sussiste.
La nostra conoscenza della materia di questo processo è, praticamente nulla. Quello che abbiamo potuto constatare, tuttavia, e che è divenuto assolutamente evidente con l’esplosione di sciocchezze dopo la sentenza della Cassazione, è che con il processo per il presunto “occultamento” si pretendeva di far venir fuori la verità. Anzi: una determinata verità, quella cara ad un certo tipo di magistrati, giornalisti, praticanti, fatta di dietrologie a senso unico, di complotti della CIA e simili.
Non è arbitraria ed ingiustificata la sensazione che un po’ di buon senso all’atto della formulazione degli addebiti e di prudenza nel formulare ipotesi, presumere complotti etc. , dare per scontata la malafede di molte persone, avrebbe risparmiato questo ulteriore disastro della giustizia che si è aggiunto al disastro aereo.
Vero disastro della giustizia, perché quando si imbastiscono e si portano avanti per anni e anni, con accanimento degno di miglior causa, processi che dovrebbero servire ad altro che al fatto in sé che ne è oggetto, non si può più parlare di errori e di inconvenienti, ma di una giustizia che persegue altro che la sua stessa realizzazione e perciò, comunque il suo contrario.
Anni fa fu imbastito un processo ad un contadino proprietario del fondo in cui era precipitato l’aereo in cui morì Mattei. Il poveretto aveva testimoniato di aver inteso una grande esplosione mentre tra gli alberi del suo fondo si schiantava l’aereo. No, non andava bene: doveva averla intesa, l’esplosione prima dello schianto a terra. Se no la tesi della bomba rischiava di essere contraddetta o, almeno, di non trovare ulteriore conferma.
Per questo a distanza di decenni dalla morte di Mattei, si perseguitava quel pover’uomo attribuendogli un favoreggiamento non solo improbabile ma, comunque prescritto chi sa da quanto.
Processi strumentali di una giustizia strumentale.
Con una stampa che, poi, strumentalmente, si allinea a tali metodi, e, quanto meno, perde ogni capacità di critica ed ogni buon senso. Quando non diventa, come di fronte a questa sentenza della Cassazione sfacciatamente falsaria.

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