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Sardegna, arriva il Garante dei detenuti

dalla redazione
Dalla Sardegna, dove gli operatori carcerari stanno facendo l'impossibile per evitare situazioni estreme, arriva finalmente un segnale di civiltà giuridica. Nella giornata di ieri 01/02/2011    il Consiglio Regionale approva il testo unificato delle proposte di legge della consigliera regionale Rossomori Claudia Zuncheddu (proposta n. 137 del 19/03/2011)    e della Commissione diritti civili (proposta n. 233 del 25/11/2011), sulla istituzione del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.
Il Garante sarà un organo autonomo, esterno e indipendente con il compito di garantire l'effettivo rispetto dei diritti sociali e civili alle persone detenute nelle carceri. Tale figura deve essere scelta fra personalità di alto profilo morale con esperienza nel settore del diritto penitenziario.

Al fine di consentirgli un buon operato al Garante devono essere attribuite diverse funzioni, tra le quali la “collaborazione con le istituzioni giudiziarie e penitenziarie”, con le “associazioni e con gli operatori del trattamento intramurale ed extramurale”, con le “direzioni degli istituti” e con gli “agenti e ufficiali della Polizia penitenziaria”, la promozione e il sostegno di iniziative culturali promosse a favore e dai detenuti. Dovrà inoltre favorire l'attuazione dei punti di programma indicati nei vari protocolli di intesa tra il Ministero della giustizia e la Regione autonoma della Sardegna, fra i quali ricordiamo: la territorialità  della pena: problema ricorrente nei nostri dibattiti e a tutt’oggi irrisolto per i sardi, visto che esiste una Legge italiana che non viene applicata in Sardegna; la promozione ed educazione alla salute dei ristretti negli istituti penitenziari della Sardegna; il trattamento di tossico e alcool dipendenti;  l'istruzione;  il reinserimento lavorativo e sociale.
 
La proposta di Legge nasce dalla drammatica situazione carceraria sarda: un disastro di legalità e giustizia all’interno delle mura che    porta inevitabilmente alla violazione dei Diritti dell’Uomo contemplati dal Diritto Internazionale.

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