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Napolitano, Pistelli e la galera per i Marò

di Mauro Mellini
Nei giorni scorsi Renzi ha dovuto sostituire la Mogherini, assurta al ruolo di una specie di Ministra degli Esteri dell’Unione Europea.
Da quando Napolitano si è convinto di essere il salvatore della Patria, l’intervento del Quirinale sulla scelta dei Ministri, una volta rara e, comunque, discreta, è divenuta pesante e, sarebbe il caso di dire per più motivi abbastanza evidente, petulante.Renzi aveva il suo candidato: Gentiloni. Che però pare non andasse a ciccio al Capo dello Stato che ne aveva uno suo, per il quale ha ingaggiato con il “rottamatore” un braccio di ferro, nel quale, alla fine, un po’ per le défaillances dell’età, un po’ per la “tigna” (non so come si dice a Firenze) di Renzi, è rimasto soccombente.

Chi era il candidato di Napolitano?

 


Era, udite! Udite! Lapo Pistelli, responsabile degli Esteri del P.D., già vice-ministro agli Esteri (Ministro la Bonino) nel Governo Letta.
Quali meriti abbia acquisito Lapo facendo il vice (ma, probabilmente, di fatto, il primario) con Emma, non si sa.
Delle posizioni assunte da questo beniamino del Vecchio Capo conosciamo solo quella relativa alla questione dei Marò.
Era da poco avvenuto il vergognoso voltafaccia del Governo Letta che si era rimangiata (essendo esso già in crisi) la decisione di non rispedire In India i Marò venuti in Italia in “licenza elettorale”, quando Lapo, non ancora nominato vice-ministro, dichiarò, dopo aver tentato di gettare il fango di quella inconcepibile decisione, proprio sul Ministro Terzi, che, avendo costruito tutta l’operazione per giustificare il mancato rientro in India dei nostri Militari, era rimasto solo a difendere tale decisione di fronte al vergognoso “squagliamento” degli altri Ministri, esponeva il piano che lui, Lapo, riteneva il migliore, benché pieno di difficoltà, per risolvere il fastidioso caso: accordarsi con l’India per le modalità (in India) del processo con l’impegno ad irrogare una pena non superiore a sette anni di reclusione, da scontare in Italia”.

Riportiamoci a casa, anzi nelle nostre confortevoli galere, i nostri Marò”. Questo è il grido di Lapo.
Più tardi, a maggior, oramai vice della Bonino, Pistelli ripeteva in un pubblico convegno che si profilava un accordo con l’India sulle modalità del processo e su quelle di applicazioni della eventuale (?????) pena.
Se c’era in Italia un uomo che Napolitano, personalmente compromesso per il ritorno definitivo dei Marò, da lui trionfalmente accolti come eroi (e non certo come imputati, seppure da condannare a solo sette anni) additandoli come esempio alla Nazione, avrebbe dovuto tener alla larga dal Quirinale e dai Palazzi del potere e cercare di evitare che gli fosse conferito anche solo il posto di bidello della Farnesina, era proprio Lapo Pistelli.
Cercar di capire i pensieri dei potenti, e di quelli ultraottantenni in particolare e di Giorgio Napolitano nel caso specifico non è nostro mestiere né risponde ai nostri gusti.
Non si può fare a meno, però, di prendere atto dell’”elasticità” del pensiero presidenziale. E di levare una preghiera all’Altissimo (per chi ci crede) perché compia un miracolo per questi nostri due sfortunati connazionali. Alle prese con l’irragionevolezza degli Indiani e di qualcosa di molto peggio degli Italiani, pare che non possano sperare altro che in un miracolo.

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