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Bidone a Palermo, strage a Parigi

di Mauro Mellini
Mentre centinaia di appartenenti alle Forze dell’Ordine danno la caccia a Palermo all’esplosivo del bidone, con il quale la Mafia dovrebbe, nientemeno, fermare il processo per la “trattativa”, fornendo, così ad esso la credibilità di cui tanto ha bisogno, il terrorismo islamico fa a Parigi una strage orrenda, che avrebbe potuto fare a Roma, a Milano, a Napoli.

Se una cosa giusta è stata detta e scritta dopo la strage parigina, è che quell’attentato, quella violenza insensata, sono contro la libertà di tutti i Popoli Europei e, più in generale, liberi. Non solo metaforicamente: la scelta è caduta su Parigi come poteva cadere su Roma, Palermo, Venezia, Milano…

Ma da noi si pensa più ai bidoni che dovrebbero contenere l’esplosivo per l’attentato che gli Ultras Antimafia invocano da mesi a Palermo per dare forza al discorso della “trattativa” elevata al ruolo di male assoluto.

Il Palazzo di Giustizia di Palermo sarà circondato da un muro che lo isoli dal resto del mondo (e della realtà delle cose). E’ caccia all’esplosivo, di cui si trova solo il bidone. Si è invocata, l’applicazione, anzi se ne è contestato come un terribile reato di omissione la mancanza, di un certo marchingegno di cui munire l’auto blindata di Di Matteo, capace di fermare tutti i timer delle possibili bombe (ma che avrebbe fermato anche i pacemaker dei cardiopatici che avessero avuto la disgrazia di incrociare la macchina del “Procuratore del processo per la trattativa”).

Se (facendo i dovuti scongiuri) una qualche frazione islamica decidesse di portare la strage ed il terrore nel nostro Paese, non sappiamo quali muri, quali marchingegni sarebbero in grado di difenderci dall’orrore della “strage santa”.

Mentre si processano generali e ministri, rei di aver tentato di sottostare alle intimidazioni della mafia, nel nostro Paese si consente liberamente (o quasi) la propaganda delle jihad. Ci sono partitini e gruppi di italiani oltre che di immigrati islamici, più o meno apertamente impegnati a sostegno del terrorismo islamico internazionale. La Cassazione, del resto, non ha ritenuto di dover creare anche il reato di “concorso esterno” in terrorismo islamico. 

In nome di un “accoglienza” molto “Francescana”, ma anche molto affaristica (è, in Sicilia, uno dei più grossi affari della mafia dell’antimafia…) si rinunzia del tutto anche a forme elementari di controllo di un immigrazione che consente di rovesciare nel nostro Paese in pochissimo tempo, anziché profughi disperati, autentici eserciti di terroristi tagliagole.

Si parla di “guerra alla mafia”. Anzi, chi si rifiuta di parlare così di questi fenomeni criminali, fortunatamente in declino, è considerato un “concorrente esterno” o, almeno, un favoreggiatore, un connivente. Non ci si rende conto, invece che, salvo, naturalmente, l’assoluta innocenza e la lealtà di tanti musulmani che sono tra di noi, oramai c’è una guerra aperta, crudele, insidiosa da parte di sette, popoli, Stati islamici contro l’Occidente, contro di noi, tra di noi.

Errori grossolani sono stati commessi (altro che trattativa-Stato-Mafia!!!) in passato di fronte al fenomeno terroristico islamico. E non solo in passato.

Una trattativa con i terroristi palestinesi fu portata a termine, se non sbaglio, da Moro… (ricordate Sigonella?). Nessuna Procura me ha fatto un crimine. Giustamente. Ma furono errori di cui le conseguenze arrivano fino al presente. Ma molto più allarmanti sono patti ed affari di grandi gruppi industriali che foraggiano il terrorismo per qualche affare di petrolio.

C’è da augurarsi che a darci la sveglia, non siano crimini come quello ieri commesso a Parigi.

E, quel che è peggio, a far finta di niente, a rifiutare l’idea di una guerra in atto, si procede mantenendo quella del terrorismo internazionale tra le “emergenze” “ordinarie”, facendo sì che tutto il nostro sistema penale si “adegui” alla “normalità” della jihad. E’ avvenuto per il terrorismo rosso e nero.  Magistrati si vantano di aver mantenuto la lotta al terrorismo “nell’ambito giurisdizionale”.

Per non parlare di guerra si è trasformata tutta la giustizia in una guerra. Così è “normale” quella alla mafia e ad ogni forma di grave criminalità. Speriamo che gli eventi della strategia stragista islamica non creino anche tra noi situazioni tali di dare pure un ultimo colpo al nostro già sgangherato sistema penale e processuale-penalistico. Dobbiamo raccomandarci ad Allah.

A questo siamo ridotti.

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