Roma: stato di emergenza stradale

Nel mio libro “C’era una volta Montecitorio” potrebbe essere aggiunto un capitolo che richiederebbe, però un lavoro di archivio con un materiale sterminato e, comunque, per non lasciar fuori la parte più succosa e, per chi sappia divertirsi, avrebbe dovuto “sconfinare” per comprendere un’epoca ben al di là del periodo che è oggetto di quello scritto, cioè quella attuale.
La storia degli emendamenti.
Ero ancora studente di giurisprudenza quando mi balenò per la testa l’idea di un’opera che non ho mai intrapreso: lo “Stupidario legislativo della Repubblica Italiana”.
Non ho dato mai mano a realizzarla non certo per evitare di incorrere, magari in un reato che nella mia non breve vita di “uomo di legge” non ho mai visto applicare: “oltraggio alla maestà delle leggi”. Un reato buffo, in verità. Non ho mai neppure cominciato un lavoro sapendo che mi sarebbe stato impossibile venirne a capo.
Impossibile la raccolta delle leggi stupide, addirittura impensabile la raccolta degli emendamenti e dei testi non approvati che, se qualche volta sono proprio quelli che avrebbero potuto togliere la legge in questione dal novero di quelle stupide (o più stupide) nella maggioranza delle migliaia e migliaia dei casi rappresentano un campionario della stravaganza dei rappresentanti del Popolo, convinti di procurarsi, buttando nel mucchio quel parto della propria mente e della propria cultura, un titolo di pretesa benemerenza presso gli elettori del loro partito e del loro collegio.
Un esempio. Nel corso della discussione della “manovra” (che forse passerà alla storia con qualche aggettivo che ne sottolinei il fracasso e le incredibili vicende) è stato presentato un emendamento che prevedeva che, “per risparmiare”, a tappare e sistemare le buche micidiali che costellano le strade di Roma (costellano è una parola che suona male, ma è termine adeguato anche con riferimento alla causale: le 5 Stelle) dovesse provvedere il Genio Militare.
Non so se il presentatore (e i presentatori) di questa pezza colorata, per fortuna rimasta mera ipotesi e tentativo fallito avesse, magari solo l’intento di un clamoroso sberleffo all’Amministrazione Capitolina o se, invece non si proponesse di “sfottere” l’Esercito, qualificandolo succedaneo dei Pompieri e della Protezione Civile. Sperare che non facesse sul serio solleva un po’ lo spirito.
Certo è che fare delle pur micidiali buche nelle strade di Roma una catastrofe come il terremoto di Messina, l’alluvione del Polesine, quella dell’Arno a Firenze, o come il terremoto dell’Irpinia e via discorrendo e facendo scongiuri è un modo per qualificare la Sindaca ed i suoi assessori (ed anche i loro predecessori), ché si tratta, oramai di buche che sembrano le caverne di un’altra epoca geologica.
Dai giornali (e dalla mia poca propensione a leggerli), non ho potuto conoscere a quale partito appartenesse il presentatore di un emendamento del genere. Purtroppo non è da escludere che si tratti di un Cinquestelluto, niente affatto intenzionato a scherzare sullo stato della rete viaria dell’Urbe o sulla capacità di provvedere ai problemi più semplici della buona Virginia.
Non mi meraviglierei se, poi dovessi venire a sapere che, per una serie di leggi, leggine, regolamenti, circolari, un intervento dell’Esercito in funzione di “tappabuche” verrebbe anche a costare di più del normale (si fa per dire) intervento di manutenzione.
Ma non è questo il problema.
Quest’idea dei militari che prendono pale e zappe ed (a noleggio) macchine per l’asfalto etc. è idea speculare a quello dei civili, della città e delle campagne che nell’autunno del ’43 cercarono di prendere le armi per una difesa, una “resistenza” che l’Esercito, l’8 settembre del 1943 non aveva, si può dire, neppure tentato, dissolvendosi.
Il guaio è che la Raggi, la sua Giunta e la maggioranza Capitolina non si dissolvono.


Né c’è più il fantastico Albero Sordi a spiegarci come dovrebbero andare le cose con un buon “Tutti a casa”.
Mauro Mellini
19.12.2018

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