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Taranto, no al rinvio per candidato sindaco

Avrebbe dovuto essere una udienza di routine ed invece è arrivato il colpo di scena. Il processo Mongolfiera rischia addirittura di condizionare la campagna elettorale. Stamattina in Corte d’Appello era fissata l’udienza per il procedimento chiamato a far luce su una serie di oscure vicende che segnarono le cronache della città tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90: l’attentato dinamitardo compiuto ai danni della sede di AT6, in via Elio, e le mazzette che sarebbero state chieste alla società Ta.Ip per la costruzione dell’ipermercato sulla via per Montemesola.
Nel primo caso imputati sono Antonio Fago, Cosimo Cianciaruso e Marco Cristallo. Secondo l’accusa Fago sarebbe stato il mandante dell’attentato che distrusse la sede della emittente televisiva vicina a Cito — che si è costituito parte civile — causando, peraltro, la morte di una cagnetta. Per il secondo episodio è invece imputato l’ex assessore Alfonso Sansone, che avrebbe preteso 500 milioni di lire dai dirigenti della Ta.Ip. In primo grado Fago era stato condannato a quattro anni ed assolto dall’accusa di associazione mafiosa; per Sansone, invece, la condanna era stata molto più pesante: otto anni di reclusione. Era dato per scontato che stamattina la Corte concedesse il rinvio dell’udienza: Fago, come si sa, è candidato sindaco ed anche il suo legale, l’avvocato Mario Calzolaro, è impegnato in questa competizione elettorale. Legittima la richiesta di rinvio, alla quale però — e qui sta il colpo di scena — si è opposto il procuratore generale Ciro Saltalamacchia. Il procuratore ha infatti sostenuto che non v’erano ragioni per concedere il rinvio in quanto Antonio Fago non sarebbe addirittura candidabile, in quanto si porta sul groppone una condanna definitiva a 2 anni e quattro mesi, oltre alla pena pecuniaria di circa duemila euro, per il reato di ricettazione, corruzione e millantato credito. Secondo quanto spiegato in udienza dal dottor Saltalamacchia, in base al Testo Unico sugli Enti Locali nel caso di Fago vi sarebbero due motivi di incandidabilità: l’entità della pena, superiore ai due anni, e lo specifico reato di corruzione che non gli consentirebbero di potersi candidare a sindaco. Nè, secondo quanto sostentuto dal procuratore, può fare testo l’intervenuto indulto che se estingue la pena non cancellerebbe gli altri effetti della condanna, come appunto l’incandidabilità. L’avvocato Donato Salinari, a nome del collegio difensivo (il legale difende Sansone) ha osservato che la commissione elettorale ha ammesso la candidatura di Fago e questa valutazione è stata successivamente confermata dalla Corte d’Appello. L’avvocato ha esibito anche i certificati relativi alla candidatura. La Corte ha comunque concesso il rinvio — se ne riparlerà l’1 ottobre — ma intanto il problema è stato sollevato. Fago è tranquillo: «La candidatura è stata ammessa dalla commisione elettorale e confermata dalla stessa Corte d’Appello. Francamente non vedo dove sia il problema».
Fonte Taranto Sera

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