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Erano pronti attacchi terroristici

«Probabilmente questa volta siamo riusciti a prevenire un attentato brigatista». A sostenerlo fu il ministro dell’Interno Amato, dopo l’arresto nel febbraio scorso di 15 militanti di 'seconda posizionè la stessa organizzazione di cui facevano parte gli arrestati di oggi a Padova. Nell’ordinanza di custodia cautelare emessa contro i militanti del 'Partito comunista politico militarè dal Gip Guido Salvini: nel mirino dei brigatisti c'erano infatti la casa storica di Berlusconi a Milano, il quotidiano «Libero», sedi Eni, Mediaset, Sky, ma anche «obiettivi umani», come il giuslavorista Pietro Ichino. Un vero e proprio bollettino di guerra per un gruppo che «si considerava in guerra con lo stato», come assicurò il Pm Ilda Boccassini che ha coordinato le indagini dell’inchiesta 'Tramontò.
Un gruppo considerato «pericoloso», che richiamava alla seconda posizione delle Br, nata nell’84 dopo la scissione con l’ala militarista, attivo nel nord Italia che, per finanziarsi, aveva ipotizzato anche di organizzare sequestri o gambizzazioni.
In carcere, oltre all’ideologo del gruppo, Alfredo Davanzo, latitante da anni, finirono anche sette sindacalisti della Cgil, tra i quali una donna.
Nel corso delle indagini del febbraio scorso erano state scoperte alcune armi, tra queste un kalashnikov e una mitraglietta 'Scorpion', una sorta di marchi di fabbrica delle Brigate Rosse. Nelle intercettazione eseguite dagli agenti della Digos milanese, gli indagati facevano riferimento a ipotesi di svariati attentati, in gran parte rimasti alla fase ideativa. Al gruppo viene ascritto anche un attentato, eseguito sparando alcuni colpi d’arma da fuoco, contro la sede di Forza Italia a Milano, nel 2003. Il gruppo organizzava esercitazioni di tipo paramilitare, che si svolgevano in campagna dove i militanti andavano a sparare con armi corte e lunghe e venivano filmate. Il loro ideologo, Alfredo Davanzo, fu arrestato in un villaggio di montagna nel cuore della Carnia. Condannato nell’82 a dieci anni, fermato nel 1998 a Parigi, era stato rimesso in libertà, qualche giorno dopo, dalla Corte di Appello di Parigi ed era rientrato in Italia, in clandestinità, nell’ottobre scorso. Da allora abitava in un appartamento spoglio, senza riscaldamento, con un computer come unico contatto con il mondo. Le indagini del Pm Ilda Boccassini sono ancora aperte e si attendono i risultati di alcune consulenze: in particolare sulle armi ritrovate e sul materiale informatico sequestrato agli indagati.
Fonte La Gazzetta del Mezzogiorno

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