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Mediazione obbligatoria. Anzi, mostruosa.


    Secondo tale disposizione il Governo può emettere “in casi straordinari di necessità ed urgenza…” “sotto la sua responsabilità provvedimenti provvisori con forza di legge”… “I provvedimenti perdono efficacia sin dall’inizio se non sono convertiti in legge”.
    Ora apprendiamo dalle agenzie di stampa:
La nuova norma (quella relativa alla mediazione, che, poi, tanto nuova non è, anzi è vecchia, marcia e costituzionalmente illegittima) si applicherà "decorsi trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto”.
    Ma che cacchio di pasticcio è questo, on. Letta, on. Alfano, on. Bonino (ti ricordi Emma le battaglie sull’abuso della pretesa “necessità ed urgenza?") se il “provvedimento provvisorio” è destinato ad entrare in vigore non prima, ma dopo la legge di conversione (che entra in vigore quindici giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale ma che, probabilmente sarà dichiarato di immediata entrata in vigore)?
    Nell’esame preliminare dei requisiti di cui all’art. 77 comma 2° le Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato dovrebbero prendere atto che, per espressa ammissione del Governo mancano i requisiti della necessità e, quantomeno, quello dell’urgenza.
    Poiché il decreto è un autentico zibaldone (“decreto del fare”, il che presuppone che gli altri sono “del non fare”, il che, peraltro, è sempre meglio che fare cavolate) si dovrà affrontare, intanto la questione dell’urgenza “solo parziale”, di parti, cioè, del tutto diverse tra loro.
    L’imbecillità della formula adottata (probabilmente Letta e, magari, Alfano, saranno compiaciuti di tale brillante trovata; e dire che avrebbero potuto fare una telefonata a qualcuno dei trentacinque “saggi” che, dovendo riformare la Costituzione, dovrebbero almeno aver letta quella attualmente in vigore!!!!) si rivela ancor più manifestamente se si considera che la legge di conversione, assai probabilmente (e ci sarebbe da augurarselo, anche se bisogna prendere atto che il peggio è quello che viene dopo!!!) interverrà con modifiche.
    Allora, dopo l’entrata in vigore del testo modificato della legge di conversione, interverrà quella del decreto non modificato, procurando, si direbbe, la modifica della legge di conversione entrata precedentemente in vigore. Siamo alla demenza pura!
    Non possiamo continuare a parlare di questa mostruosità senza incorrere nel reato di vilipendio del Governo, ammesso che qualificare taluno, persona, ente, o governo che sia, con il termine più appropriato possa costituire reato.
    E’ difficile, dopo aver dovuto fare questi rilievi, dire, come se niente fosse, “ed ora, passando a parlare del merito del provvedimento…”. Una mostruosità è una mostruosità. Se lo è nella forma lo è nella sostanza.
    Diremo però che Letta insiste nella grande e manifesta menzogna secondo cui la mediazione obbligatoria ridurrebbe il carico insopportabile di processi pendenti che affligge la giustizia civile.
    Ora non c’è dubbio che la mediazione obbligatoria ha rallentato le sopravvenienze di nuove cause sui ruoli dei Tribunali e, quindi, momentaneamente, ridotto il carico complessivo, e ciò per un lasso di tempo almeno corrispondente alla durata media del procedimento di mediazione. Ma tale “rallentamento” interviene “una tantum” per essere, poi “riassorbito”, ed un’effettiva diminuzione del carico dei procedimenti si avrebbe, intanto, solo se vi fosse una consistente percentuale di mediazioni seguite da conciliazioni.
    L’esperienza di quei due anni e mezzo ha smentito ogni ottimismo al riguardo.
    C’è poi una riduzione delle sopravvenienze dovuta al costo della mediazione. Il costo del giudizio è, da che mondo è mondo, una remora ad affrontar giudizi. Ma, a parte l’iniquità di una pratica riduzione della possibilità di esercizio del diritto a ricorrere alla giustizia, anche tale “beneficio” è solo temporaneo.
    Quella, infatti, che è una remora per l’attore a “mettersi in ballo” con la giustizia, rappresentata dal costo, dalle spese da affrontare e, quindi, una certa incidenza negativa sul ricorso all’azione civile di chi debba prevedere di essere oberato da spese, tanto maggiore quanto più alto sia il costo (che più alto diventa con la mediazione obbligatoria) diventa però un incentivo per chi resiste alle ragioni altrui fidando sulle difficoltà e le remore della controparte a valersi effettivamente del mezzo giudiziario.
    Quando l’aumento del costo (nel caso per la mediazione) sia noto, l’obbligato recalcitrante diventa ancor più recalcitrante e può confidare in un “limite di rottura” della pazienza del titolare del diritto più elevato. Meno facilmente, quindi, è portato ad osservare volontariamente la legge e ciò riequilibra le pendenze giudiziarie, aumentando i casi in cui si abbia necessità di ricorrere al giudizio.
    La storia dell’inflazione giudiziaria del nostro Paese, del deprezzamento della funzione giustizia e, in poche parole, del disastro della giustizia civile, è, in larga parte, determinato dal gioco di questi elementi.
    Il resto è dovuto a leggi maldestre (quali possono essere emanate da inventori di decreti legge… “post conversione”) e dalla scarsa qualità e laboriosità dei giudici.
    Ma anche a questo il “decreto del mal fare” (che mi pare sia il termine esatto per definire questo obbrobrio) risponde rimettendo in corsa magistrati in pensione, che è da ritenere siano, come dire…obsoleti, deteriorati, come sempre, purtroppo, sia pure in varia misura, lo siamo noi vecchi.
    Magistrati che sono andati in pensione senza, magari, aver fatto nulla di buono (ma arrivando ai vertici della carriera grazie alle leggi Breganze, “breganzina” etc.) dovrebbero riparare al caos creatosi con il lavoro dei loro più giovani colleghi e, magari, da loro stessi.
    Pagati “un tanto al mazzo”, cioè un tanto a sentenza emessa.
    Invece quelli ancora “in carriera” sono pagati anche se le sentenze non le emettono. Qualche miglioramento, dunque in fondo, c’è.

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