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Il tramonto dell'Antimafia

 

La storia della intercettazione, della crisi isterica di Crocetta travolto dalla notizia di essa, salvato addirittura dal suicidio da una prudente e “graduale” smentita della Procura di Palermo, che lo ha convinto di essere innocente e di dover “restare al suo posto” non ha aggiunto al fenomeno in atto altro che la rivelazione di una gravità della crisi anche altrimenti evidenziata da fatti certi.
Ed ha messo in luce, proprio con quell’intervento di un Magistrato “moderato” e prudente, il ruolo della magistratura e del partito che essa oramai rappresenta in Sicilia come altrove, nell’ascesa e nella caduta dell’Antimafia, come entità politico-sociale.
Dopo che due governatori dell’isola erano stati “liquidati” dalla magistratura in nome dell’Antimafia, il terzo, Crocetta, sembra oggi tratto a salvamento, dalla fine ingloriosa per abuso di antimafia, dalla stessa mano che aveva distrutto quei due. In realtà il “salvataggio” di Crocetta è tutt’altro che acquisito e sembra invece inevitabile la sua liquidazione che, se comporterà nuove elezioni probabilmente disastrose per il P.D. e per molti parassiti, politici e non, dell’Antimafia, è però l’unico modo per impedire che il discredito provochi un effetto domino con disastri elettorali ancor più gravi in futuro.
Sono arrivati al pettine molti dei nodi delle sciagure che anni di furore antimafioso hanno provocato alla Sicilia (e non solo alla Sicilia) tali da eugualiare e forse superare quelli provocati dalla mafia e dal suo predominio negli ultimi decenni del secolo scorso.
La crisi, al di là degli episodi che oramai si impongono all’attenzione di tutti, è, in sostanza, determinata dal fatto che la gente di Sicilia rischia di arrivare alla conclusione che la mafia (oramai assai ridimensionata e ridotta a fenomeno di criminalità organizzata non diversa da quella che imperversa in un po’ tutti i Paesi del mondo) non sia il male maggiore e che comunque molta gente etichettata come “antimafia” e sostenitrice dell’oltranzismo antimafioso, ciò che altro non è che l’espressione di una nuova mafia di alto livello (il Terzo livello!!!).
Nel 1991, quando pubblicai un opuscolo intitolato “Gli sciacalli dell’antimafia” ero pressoché solo ad esprimermi in modo che indusse molti, anche miei amici, a considerarmi, a dir poco, spregiudicato e manifestamente eccessivo. Ben altro personaggio, Leonardo Sciascia, era stato attaccato duramente perché un suo scritto era titolato “I professionisti dell’Antimafia”.
Oggi Leoluca Orlando, uno di tali professionisti, ammette che Sciascia aveva ragione.
E’ uomo che sa fiutare il vento. E, quando il vento era quell’altro, arrivò a dichiarare che avendo avuto un colloquio con Sciascia, aveva notato che questi, pur tacendo, “con lo sguardo” aveva mostrato di dargli ragione. Oggi sembra aver dimenticato quello sguardo da lui così sagacemente intercettato.
L’Antimafia sembra avviata ad un inevitabile ed inglorioso tramonto. Resisteranno e faranno danni ancor più gravi, certi suoi fanatici esponenti giudiziari, che ne sono stati artefici e protagonisti e che, oramai, navigano in un delirante Komeinismo, che li porta ad accusare di mafia lo stesso Stato, come già i suoi servitori in quanto, magari, non “allineati” nell’oltranzismo komeinista.
Rimediare ai guasti che l’antimafia ha provocato in Sicilia (e altrove) non sarà facile.
La scelta fondamentale dell’oltranzismo antimafioso, che è quella di perseguitare le vittime dell’oppressione e dello sfruttamento da parte della mafia accusandole di “connivenza” e di cui è massima espressione la pretesa di processare addirittura lo Stato “per tentativo di subire il ricatto di Cosa Nostra”, ha avuto effetti devastanti per l’economia siciliana, oltre che per la stessa struttura delle nostre istituzioni giuridiche di paese civile.
C’è stato il concorso scellerato di pseudomafiologhi e di pseudogiuristi che hanno ipotizzato e sostenuto doversi punire come reato il pagamento del “pizzo”, cioè la persecuzione delle vittime (Sicindustria si è distinta nel perseguitare, anziché aiutare chi ha subìto e subisce tale salasso!!!). Il “concorso esterno in associazione mafiosa”, il famigerato reato di “creazione giurisprudenziale”, ha colpito spesso proprio queste vittime.
Le misure di prevenzione (cosiddette) con il sequestro dei beni e delle aziende ha infierito (5.500 aziende sequestrate in Sicilia) spesso su vittime anziché sui colpevoli. Lo attestano i molti casi in cui i sequestri non sono seguiti da confisca, per riconosciuta insussistenza degli “indizi di mafiosità”.
Riconoscimento che non ripara il disastro ed il fallimento dei “non indiziati” che inevitabilmente consegue al sequestro.
Ma ad essere colpiti dall’oltranzismo antimafioso sono, in effetti, anche le imprese che non sono oggetto dei sequestri, ma esposte al rischio di tali provvedimenti (magari perché, in effetti, vittime “non eroiche” della mafia e, come tali, private o assai limitate nella possibilità di ricorrere al credito bancario). Che, poi, è dispensato con criteri di clientelismo politico, magari “antimafioso”.
Tutto questo è troppo timidamente rilevato anche dai pochi che parlano e scrivono. Si ha paura dell’antimafia come e peggio che della mafia.
Ora tutto ciò non può essere più coperto e dimenticato, per la paura di esser definiti “concorrenti esterni” o grazie alle mazzette con le quali è imbavagliata una parte della stampa isolana.
Tutto è possibile. Ma è difficile che la crisi di un così nefasto problema “rientri” puramente e semplicemente, quale che sia la oramai sgangherata “tenuta” del governo Crocetta. Certo non ci sono forze politiche che possano rivendicare un ruolo di liberazione da queste vergogne. Anzi, non ci sono più forze politiche.
Questo è, in fondo, l’unica carta in mano a deliranti e grotteschi paladini dell’intolleranza Komeinista antimafiosa.
Finché ciò durerà, durerà il disastro. 

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