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C’è stato Nelson, che con l’albero maestro della nave ammiraglia francese si fece costruire la bara che teneva sotto il letto.
E ci sono ammiragli da tavolino, che poco navigano ma sanno navigare benissimo tra appalti, leggi, leggine e prassi ministeriali.
Volano sugli aerei della flotta in versione taxi e fanno volare sugli elicotteri della portaerei le escort per i loro festini.
E con i fondi, magri, destinati a tenere in efficienza il naviglio, fanno e rifanno i “quadrati ufficiali”, i salotti di bordo, per renderli più consoni ai loro gusti e più accoglienti per le loro sbevazzate.
Ci sono ammiragli che suscitano l’entusiasmo delle ciurme con le loro parole che preconizzano vittoria e gloria, come Nelson a Trafalgar.
E ci sono ammiragli che incutono terrore, non nel nemico, ma tra i loro ufficiali.
E già. Perché De Giorgi pare che ne facesse di tutti i colori, sprecando più soldi di quanti non ne usasse effettivamente per rabberciare un pochino le navi, tanto perché non affondassero nel bel mezzo di un festino. Ma nessuno osava parlare.
Un dossier spaventoso è stato raccolto sul suo conto e sulle sue imprese da anonimi ufficiali.
Il coraggio questi uomini di mare lo tengono da parte per le future, auspicabilmente inesistenti, battaglie.
Tutto quel che riguarda l’ammiraglio in capo, gaudente, spendaccione, esibizionista e un po’ buffone (se è vera la storia del cavallo…), è stato raccolto e documentato al riparo del segreto da chi all’amore di verità e magari all’amor di patria unisce una sacrosanta paura delle grane.
Zitti!
Meglio, anzi, tanto per non dare nell’occhio, sobbarcarsi a spassarsela con le escort volanti negli accoglienti salotti e cabine di bordo.
E’ il coraggio che fa la differenza, anche sui mari, anche nelle flotte e nelle carriere di chi al mare si dedica.
E si vede.
12 aprile 2016

Mauro Mellini

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