Berlusconi parte in quarta ma col piede sbagliato

Non è partito col piede giusto Berlusconi, tornato dall’America, e calatosi, col solito vigore, e con la sua indiscutibile capacità di imporsi in un ruolo primario, nella campagna per il referendum.

Io “non sono politicamente nessuno” ed il mestiere del “politologo” poco mi si confà né me ne dispiace, visto che, poi, i maestri del pensiero politologico sono piuttosto le “ruote di scorta” di chi sembra tenere il banco nel giuoco alla moda. Ma, per dirla come G.G. Belli “…le raggione le capisco ar paro de chiunque sa intenne le raggione. E, con i tempi che corrono, forse un pochettino di più.

Berlusconi, con i leader del Centrodestra, ha subito sfoderato la “sua” proposta di riforma costituzionale da contrapporre a quella Bosco-Renziana. Che una riforma migliore sia possibile seguendo le grandi linee (o quasi tutte) indicate dal Cavaliere e suoi sodali non è difficile sostenerlo, viste. oltre tutto, le incongruenze funeste di quella sottoposta al voto del 4 dicembre. Ma, lo affermiamo ancora una volta, è un errore madornale introdurre nel dibattito sulla conferma o meno del prodotto avariato del “Partito della Nazione”, una “riforma alternativa” di una parte di quelli schierati per il NO, come se si trattasse di scegliere tra una riforma che è uno schifo, ma c’è già fatta, benché schifosamente, ed un’altra che, come tutte le cose ancora da fare, nessuno vorrà giurare oggi che sarà migliore, se non in base al fatto che peggio di quella di Renzi non si può.

L’onere della prova, come dicevano i giuristi (quando c’erano) della necessità della riforma e di quella lì, così come ammannita a colpi di maggioranza da un Parlamento eletto con una legge già dichiarata incostituzionale, nonché della “bontà” e capacità di funzionare di essa, incide tutta su chi la propone e sostiene il SI. Proporre ad essi la scappatoia di un confronto con una riforma che ancora non c’è, ed alla quale si possono attribuire, oltre che tutti i meriti, anche tutti i difetti, è il regalo di un vantaggio gratuito a Renzi, che già se ne appropria di molti arbitrariamente.

Occorre non creare polemiche e contrasti tra tutti i sostenitori del NO, compresi quelli che lo sostengono in nome di una intangibilità della Costituzione che possiamo ovviamente non condividere.

C’è poi tra le “promesse” della riforma alternativa di Berlusconi una che è avventata e frutto di una visione contingente (e tuttavia, si spera, superata) la previsione del “mandato imperativo” ai parlamentari, il principio “chi cambia bandiera decade dalla carica”. D’accordo che quelli che hanno “cambiato bandiera” nel corso degli ultimi anni sono dei poco apprezzabili voltagabbana che hanno, di fatto, acconsentito alla prevaricazione del golpe mediatico giudiziario. 

Ma, per lo più, erano soggetti che era stato un errore portare in Parlamento. E riflettevano l’intrinseca vacuità di quel concetto e di quella categoria dei “moderati” che tanto piace a Berlusconi.

Ma il problema del cosiddetto “mandato imperativo” è grave. Adottarlo implica presupposti inaccettabili in un sistema democratico e comporta, all’atto pratico, conseguenze grottesche e spaventose.

Che significa “cambiare bandiera”? Anzitutto a cambiarla può essere il partito e non, invece chi lo ripudia (Renzi docet). E poi: se un deputato resta nel suo gruppo originario ma vota ed agisce sistematicamente in modo diverso da quanto deciso dal gruppo stesso lo cacceranno via e quella cacciata implicherà la perdita del mandato parlamentare? Se no, il “mandato imperativo” non funziona.

Se sì, peggio ancora: i parlamentari diventano dei burocrati (altro che rappresentati del Popolo!) delle pedine di un “azionariato politico” dei capi (proprietari di tot deputati-azioni del potere) che segna l’emarginazione e la fine del Parlamento e della sua funzione e significato.

Se i partiti non riflettono ideali, programmi, lotte ben definire e se i parlamentari sono senza qualità, se non hanno un effettivo rapporto fiduciario con gli elettori, è inutile stabilire con una norma costituzionale che devono comportarsi da galantuomini (o da fedeli impiegati).

A Berlusconi ed a quanti lavorano con lui facciamo i migliori auguri. E riconosciamo pure il diritto ad una leadership del fronte del NO. Che si conquista in un modo solo: lavorando per convincere tutti, collaborando con tutti gli altri senza allontanare nessuno, lavorando, prodigandosi, lasciando fuori solo i presuntuosi e i poltroni, quelli che “si spendono” solo con la loro presunta autorevolezza.

Auguri Cavaliere. Forza NO!

Mauro Mellini 

20.10.2016

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