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Il Governo dell'amico del Delfino

Mi pare di averlo già scritto. In un’epoca in cui le busse erano ritenute strumento insostituibile di pedagogia, per provvedere all’educazione del Delfino, erede al trono di Francia, il cui sederino di futuro re non poteva subire l’onta di sculacciate, si provvedeva a delegare a riceverle un altro bambino, di accertata amicizia con il Delfino. Se questi non rispondeva alle cure dei suoi pedagoghi, le insostituibili sculacciate venivano generosamente somministrate all’amico del real fanciullo, delegato a tale passiva funzione, in presenza del Delfino, così che questi sentisse il dolore morale di quello fisico inflitto al suo servizievole amichetto. Più grave era la marachella del Delfino, più forti le busse, ma anche più insensibile e distratto il Delfino di fronte al sacrificale prestarsi alle busse del suo amico e ancora più forti le sculacciate.

In certo senso Gentiloni dovrebbe far la parte dell’amico del Delfino, prestando il suo non più fanciullesco sedere allo scalciare del Paese per le malefatte di Renzi. A rendere la sua funzione meno grottesca di quella di semplice amico del Delfino, mancato “Re Sole” della politica italiana, varrebbe però il fatto che il Ministro (degli Esteri) del precedente governo, Gentiloni le sculacciate ed il calcione se li merita anche in proprio e non solo quale interposta persona.

Detto questo c’è ben poco da discettare sul nuovo Governo.

Piuttosto c’è da dire che, quale che dovesse essere il tempo necessario per mettere assieme una legge elettorale che non sia un altro attentato alla democrazia ed alla Costituzione, avremo almeno evitato che venisse tirata fuori dal cassetto che so, la “riforma” o “rivoluzione”, come la chiamava il suo fantasioso autore, della giustizia (Commissione Gratteri) della quale basta dire che Renzi e la Boschi ritennero dovessero far ignorare l’incombere mentre era in corso la campagna per il referendum, e che contiene norme che mettono la classe politica con la testa nel cappio, di norme che farebbero dei magistrati i despoti del Paese più di quanto già non lo siano.

E’ ora di ricominciare ad occuparsi, oltre che dell’azzoppato “Partito della Nazione”, dell’un po’ disorientato Partito dei Magistrati, un altro pericolo per la nostra libertà e per le istituzioni del nostro Paese.

Renzi aveva scelto la via di un cauto “patto di non aggressione”, (che però non escludeva l’aggressione di altri), nei confronti del Partito dei Magistrati, garantendo l’inconcludenza di ogni velleità riformabile con la figura inequivocabilmente inoffensiva di Orlando. Che, non per nulla resta al Ministero di Via Arenula. Una figura così insignificante che quelli del Partito dei Magistrati non si curano minimamente della sua velleità di passare per l’uomo delle riforme.

Torneremo a parlarne. Non possiamo starcene a compiacerci della vittoria del NO.

La lotta per la libertà si combatte ogni giorno.

Mauro Mellini 

13.12.2016

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