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Centro direzionale di Napoli: Torri ad alto rischio

“La struttura che comprende il lotto 1 e le torri B e C del Centro Direzionale può subire danni gravi in caso di sisma. Un terremoto potrebbe, come minimo, provocare una pioggia di calcestruzzo e lesioni profonde, ma tecnicamente non si può escludere il crollo degli edifici. La torre A è, invece, a rischio di incendio”. A parlare è Michele Pagano, ordinario per oltre un quarto di secolo di Tecnica delle Costruzioni alla facoltà di Ingegneria della Università degli Studi di Napoli “Federico II”.
Pagano è un’autorità riconosciuta nel suo campo. E’ stato membro, tra l’altro, della Commissione ministeriale per la redazione della normativa per gli edifici in muratura. Ed è noto per essere l’inventore del sistema di muratura in mattoni di acciaio per il recupero in zona sismica e per l’edilizia industrializzata. Nel suo lunghissimo curriculum spicca la progettazione, insieme con Luigi Cosenza, del Politecnico di Piazzale Tecchio e dei laboratori di via Claudio. Nel 2005 il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli gli affida l’incarico di verificare l’agibilità della Torre A del nuovo Palazzo di Giustizia al Centro Direzionale. “Agibilità intesa — è scritto nella delibera con cui il Consiglio, allora presieduto da Francesco Landolfo, gli conferisce l’incarico — come idoneità della struttura sia sotto il profilo dell’edilizia e sia sotto il profilo degli impianti, per il regolare funzionamento di tutte le attività connesse al Settore Civile”.
Domanda. Professore Pagano, partiamo dall’inizio. Da quanto tempo si occupa del nuovo Palazzo di giustizia?
Risposta. A contattarmi, nell’ottobre del 1994, è il sostituto procuratore, dottor Filippo Beatrice (oggi alla Dda) della Pretura circondariale. All’epoca, i lavori per la realizzazione del nuovo Palazzo di Giustizia sono già stati ultimati, ma la torre A è andata distrutta a causa dell’incendio. Beatrice decide di nominare un collegio di periti. Io propongo e ottengo di essere affiancato da Antonio Migliacci del Politecnico di Milano e Raffaele Barteletti della facoltà di Ingegneria di Pisa.
L’interrogativo che ci pone Beatrice è semplice. Possibile, ci chiede, che si apra un Palazzo di Giustizia i cui lavori sono iniziati prima del terremoto, e che questo edificio sia esonerato dal rispetto della legge sismica (in particolare, dell’articolo 30 della legge 64 del 1974)? La risposta è no, non è possibile.
D. Che cosa dice la legge all’articolo 30?
R. L’articolo 30 recita testualmente: “Non sono tenuti al rispetto delle presenti norme, nelle zone sismiche di nuova classificazione, tutti coloro che abbiano iniziato una costruzione prima dell’entrata in vigore del provvedimento di classificazione purché la costruzione sia ultimata entro due anni dalla data del provvedimento stesso“.
D. All’epoca il Palazzo di Giustizia rientra in questi termini?
R. No, è qui l’equivoco che genererà tutti i problemi. Se si continua a leggere la norma, si scopre infatti: “Qualora però la costruzione non fosse conforme alle norme tecniche di cui al precedente art. 3 dovrà arrestarsi la costruzione stessa entro i limiti previste dalle stesse norme”.
D. Detto in parole semplici?
R. Significa che l’esonero riguarda soltanto la parte amministrativa, non tecnica. E quindi avrebbero dovuto fermare i lavori, rifare il progetto in modo tale che rispettasse le legge sismica e riprendere l’opera con le necessarie correzioni.
D. Che cosa emerge dalla perizia?
R. Che la struttura non è stata realizzata nel rispetto delle norme antisismiche. Scopriamo che non solo non si è tenuto conto delle norme di calcolo antisismico, ma che nelle pareti delle torri mancano le armature di collegamento tra le reti metalliche: tra i ferri orizzontali e verticali non ci sono i collegamenti, viene quindi a mancare la gabbia che tiene il calcestruzzo.
D. E questo che cosa comporta?
R. Che le reti metalliche si spostano durante il getto di calcestruzzo e non mantengono la posizione.
D. E quindi?
R. Quindi c’è un’anomalia: siamo in presenza di una violazione delle norme tecniche, di difetti costruttivi.
D. Con quali possibili conseguenze?
R. La struttura è deficitaria, e non soltanto in caso di terremoto. Non è antisismica, ripeto, perché ha difetti costruttivi, oltre che di natura amministrativa.
D. Che fine fa la perizia?
R. Viene depositata nel 95. Intanto Beatrice è stato sostituito da Francesco Menditto che è affiancato da Linda D’Ancona.
D. Che cosa dicono i magistrati?
R. A loro modo di vedere non ci sono estremi di reato, non è il caso di procedere e viene chiesta l’archiviazione. Ma il Gip, la dottoressa Esposito, è di parere contrario e rinvia a giudizio i responsabili tecnici (in tutto 13 persone). Il giudice è Carmelo Barbuto che, con sentenza depositata in cancelleria il 4 marzo ’97, dà ragione alla mia perizia, accertando l’esistenza dei difetti.
D. Quindi la giustizia le dà ragione?
R. Sì, ma i difetti della costruzione del Palazzo di giustizia restano lì. Il processo si chiude con la prescrizione dei reati: e nessun imputato vi rinuncia. Il giudice si vede dunque costretto prescrivere i reati e ordina al cancelliere di notificare la sentenza al Provveditorato delle opere pubbliche, che rappresenta lo Stato, e al Genio civile. Questo accade nell’aprile del ’97.
D. Il caso, a questo punto, per lei è chiuso. E poi che cosa succede?
R. Nell’ottobre del 2005 sono contattato dal presidente dell’Ordine degli avvocati, Francesco Landolfi, e ricevo l’incarico come consulente tecnico di parte in supporto ai legali dell’Ordine, gli avvocati Giovanni Leone e Riccardo Satta Flores.
D. E che cosa fa?
R. Elaboro più documenti. Ribadisco che sotto l’aspetto tecnico, e quindi strutturale, le torri B e C e il lotto 1 non sono resistenti ai sismi, mentre per la torre A (per la quale non feci indagini visto che all’epoca era distrutta per l’incendio) devo dedurre che, se è stata costruita in base ai medesimi criteri, ha gli stessi problemi. Inoltre, per il rafforzamento della torre sono state utilizzate fibre di carbonio: un materiale non resistente al fuoco. Pertanto provvedo a contattare i vigili del fuoco e consegno loro la mia documentazione.
D. Gli avvocati le chiedono anche di controllare gli impianti degli ascensori?
R. Sì. E’ la loro preoccupazione maggiore. Io constato che l’impianto ascensori è insufficiente perché così come è attualmente congegnato, nell’ipotesi che il settore civile sia frequentato da 7 mila persone al giorno (e ne potrebbe ospitare il doppio), richiederebbe code di sette ore.
D. Siamo arrivati all’oggi e i problemi da lei denunciati assieme all’Ordine degli avvocati, sono ancora tutti lì. Che fa, getta la spugna?
R. No. Sto continuando a fare indagini su quello che è successo dal ’97 a oggi. In autunno ho scritto una lettera al Genio civile chiedendo quali provvedimenti siano stati adottati in seguito alla notifica della sentenza Barbuti.
D. Le hanno risposto?
R. Obiettano che si tratta di un caso riservato e che non posso accedere alla pratica. Ma io io insiterò. Non mi arrendo. Cronistoria di una perizia
1994
Il sostituto procuratore Filippo Beatrice dà incarico a Michele Pagano di eseguire una perizia sul Palazzo di giustizia
Nasce un collegio di periti: al fianco di Pagano lavorano Antonio Migliacci (Politecnico di Milano) e Raffaele Barteletti (Normale di Pisa)
1995
La perizia stabilisce chela realizzazione del lotto 1 e delle torri B e C non rispettano le norme antisismiche
I responsabili tecnici del progetto vengono rinviati a giudizio
1997
marzo: il giudice, depositando la sentenza, accerta l’esistenza dei difetti di costruzioni evidenziati dalla perizia, ma i reati cadono in prescrizione
aprile: il giudice Barbuto notifica la sentenza al Provveditorato delle opere pubbliche e al Genio civile
2005
l’Ordine degli avvocati nomina Pagano consulente tecnico di parte: il suo compito è verificare l’agibilità del la Torre A del Palazzo di giustizia. Pagano ribadisce le sue perplessità sulle tecniche costruttive e aggiunge che per il rafforzamento della torre sono state utilizzate fibre di carbonio: il rischio incendio è dietro l’angolo
2006
Pagano scrive al Genio civile per tenere alta l’attenzione sulla sentenza di Barbuto
Gennaio 2007
Il Genio civile liquida Pagano: “Si tratta di un caso riservato”.
Fonte Il Denaro.it

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